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Dalla stampa 3D la maniglia anti-contagio

Troppi i germi sulle maniglie, la tecnologia viene in soccorso: dall’Europa maniglie innovative che non hanno bisogno di essere toccate con le mani

Che le maniglie delle porte - specialmente quelle dei servizi igienici - siano tra gli oggetti di uso comune in assoluto più contaminati dai microrganismi, non è cosa nuova.

Tuttavia, salvo stratagemmi - o un costante utilizzo di guanti - è letteralmente impossibile sottrarsi dalla necessità di dover aprire le porte e quindi di toccarne con le mani le rispettive maniglie.

Allo stato attuale, con i timori imposti dalla pandemia da COVID-19, prevenire è senza dubbio meglio che curare. In passato già si è tentato di trovare soluzioni alternative alle comuni maniglie, come il caso di due giovanissimi studenti di Hong Kong che hanno brevettato delle maniglie auto-disinfettanti in vetro in quanto attraversate da una luce LED che, emettendo raggi UV, è stata in grado di eliminare fino al 99,8% dei batteri. Oppure le Maniglie Skoon: progetto francese che ha portato alla realizzazione di maniglie apparentemente convenzionali ma che invece sono provviste di un anello il quale, ad ogni utilizzo, si attiva scorrendo sulla maniglia rilasciando gel igienizzante.

Ma è dalla stampa 3D che è nata la vera innovazione: Materialise, azienda belga leader nel settore, ha creato delle “hand-free openers” o meglio, delle maniglie che non hanno bisogno delle mani per essere utilizzate. L’idea alla base è semplice, la struttura di questi innovativi oggetti è stata pensata per far sì che le porte si possano aprire utilizzando l’avambraccio piuttosto che la mano, riducendo così le possibilità di contagio.

I modelli sono stampabili con le moderne tecnologie 3D sfruttando tre differenti tecniche.

Dalla Laser Sintering (SLS), ovvero una delle più comuni tecnologie laser impiegate nella stampa a tre dimensioni alla Fused Deposition Model (FDM) che - sfruttando materiali dalle ottime proprietà meccaniche - permette di dar vita praticamente a qualunque geometria si abbia in mente, passando per l’innovativa Multi Jet Fusion (MJF). Nella Multi Jet Fusion, la Poliammide 12 (PA12), un materiale termoplastico dall’elevata resistenza, viene fuso in modo selettivo ed estremamente accurato in modo da ottenere stampe tridimensionali di notevole dettaglio. Questa tecnologia permette inoltre - a differenza della più comune a laser - di ottenere dei prodotti ad alta densità e bassa porosità nonché di riutilizzare fino all’80% delle polveri di stampa del processo.

Parallelamente, l’azienda finlandese Fortum ha dato vita a dei prototipi simili a quelli derivanti dalla stampa 3D ma realizzati in plastica riciclata i quali sono stati sperimentati con successo applicandoli ai frigoriferi nei supermercati di Helsinki.

Queste innovazioni non saranno di certo la soluzione definitiva alla pandemia - quella arriverà solo insieme alla diffusione del vaccino - ma sicuramente potrebbero aiutare a frenare la propagazione. Va precisato comunque che, allo stato attuale delle conoscenze, contagiarsi dopo aver toccato delle maniglie è abbastanza improbabile ma...le precauzioni non sono mai troppe.

Autore

Simone Valeri

Simone Valeri

Laureato in Scienze Ambientali presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, attualmente frequenta la laurea magistrale in Ecobiologia. Divulgare, informare e sensibilizzare per creare consapevolezza ecologica: fermamente convinto che sia il modo migliore per intraprendere la via della sostenibilità. Per questo, e soprattutto per passione, realizza un sito web (ecologicalrevolutionblog) ed inizia a collaborare con testate giornalistiche del settore.

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