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Upcycling della filiera vitivinicola, la grappa diventa rinnovabile

Le distillerie italiane hanno un ruolo importante sul fronte dell'economia circolare con il recupero dei residui

Che in Italia ci sia un'alta qualità dei distillati è fuori di dubbio. E oltre a ciò la qualità c'è anche sotto al profilo dell'economia circolare perché si fa upcycling dei sottoprodotti della filiera vitivinicola. Con il processo di distillazione, ogni anno vengono valorizzate tonnellate di materie prime di origine agricola e residui, come cereali, frutta, vino e vinacce per ottenere oltre ai distillati di qualità, molti altri prodotti  come gli additivi alimentari, i mangimi, i coloranti naturali  e i fertilizzanti. Si tratta di uno degli aspetti emersi nel corso dell'assemblea generale di AssoDistil durante la quale, oltre ai dati dalla ricerca "Osservatorio congiunturale sulle imprese dell'industria dei distillati", si è parlato del ruolo che il comparto della distilleria svolge in termini di economia circolare. Oltre il recupero dei residui c'è anche l'energia rinnovabile, dal biogas all'energia termica, dall'energia elettrica, ai biocombustibili.

Ed è proprio a proposito di biocombustibili, o meglio dei biocarburanti avanzati, che il comparto della distilleria si inserisce in un contesto ancora in evoluzione: la Direttiva comunitaria Renewable Energy Directive for 2030 (RED2) sta infatti delineando i nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni (Pacchetto Clima Energia): tra questi la percentuale minima di consumo (3,6%) di biocarburanti avanzati, vale a dire quelli ottenuti da sottoprodotti e scarti, per ridurre le emissioni del settore trasporti. La capacità produttiva delle distillerie italiane di bioetanolo è al momento pari a 215mila tonnellate l'anno, ma il comparto è pronto ad investire per soddisfare potenziale domanda aggiuntiva. «Tutto il mondo si interroga su come ottimizzare l'efficienza nell'utilizzo delle materie prime e minimizzare gli scarti, nel rispetto dell'ambiente - afferma il presidente di AssoDistil Antonio Emaldi - Ebbene, questo è esattamente ciò che le nostre distillerie fanno quotidianamente: dai nobili distillati all'alcole industriale, dagli additivi alimentari alle bioenergie, dai coloranti naturali ai fertilizzanti, le distillerie massimizzano la valorizzazione delle materie prime contribuendo, nel contempo, a risolvere problemi ambientali».

Il settore conta 518 aziende operative, di cui 135 distillerie vere e proprie. Per l'80% si tratta di piccole imprese, fino a nove addetti; il 4% è rappresentato da imprese di medie o grandi dimensioni. In totale si contano 4.800 addetti, dei quali circa il 50% presso le distillerie pure, per una produzione complessiva di 1 milione e 13 mila ettanidri di alcol etilico di origine agricola e di acquaviti: l'1,3% della produzione europea.

Autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983. Il sito web di Sergio Ferraris, giornalista scientifico. 

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