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Immobili e infrastrutture, dal disuso a nuova vita

Dalle caserme alle linee ferroviarie, sono diverse le infrastrutture e gli immobili che potrebbero rinascere se riutilizzati e valorizzati
  • Stazione_di_Fermignano

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Per evitare di cementificare ancora di più il Belpaese, l’unico obiettivo è quello di riutilizzare al meglio ciò che già esiste e che può rinascere a vita nuova. Da dove partire? Un ottimo spunto di partenza lo offre il disegno di legge sul consumo del suolo, che intende promuovere azioni di rigenerazione urbana, compresa la redazione di un “censimento comunale degli edifici sfitti, non utilizzati o abbandonati esistenti”. In tale censimento occorrerà specificare caratteristiche e dimensioni di tali immobili per creare una banca dati del patrimonio edilizio pubblico e privato inutilizzato. Fanno parte del patrimonio immobiliare pubblico le infrastrutture del ministero della Difesa: come specifica l’Agenzia del Demanio, il parco infrastrutturale è costituito da circa 5.000 immobili tra cui caserme, poligoni, aree addestrative, aeroporti, arsenali, depositi, fabbricati alloggi, ex fortificazioni. Circa 1.500 sono state dichiarate “non più utili ai fini istituzionali” e di queste 257 sono in attesa di essere trasferite agli enti locali, mentre 160 sono inserite in programmi di razionalizzazione e valorizzazione. Per fare in modo che tali strutture possano avere “vita nuova” lo stesso ministero ha attivato una Task Force per la valorizzazione e la dismissione dei suoi immobili non residenziali. «Dalla costituzione della Task Force, la Difesa ha già sottoscritto quattro protocolli d’intesa per la razionalizzazione e la valorizzazione di alcuni immobili militari con i Comuni di Firenze, Roma, Milano e Torino e sta predisponendo ulteriori Protocolli d’Intesa con i Comuni di Napoli e Abano Terme» ha fatto sapere lo stesso ministero. Nell’elenco di immobili e infrastrutture in attesa di essere destinati a un nuovo utilizzo ci sono anche le 1600 case cantoniere: è recente l’annuncio del ministro Franceschini di un progetto per ristrutturarle e adeguarle, mettendole a disposizione dei privati per essere convertite in strutture per l’ospitalità. Anche le linee ferroviarie dismesse potrebbero riprendere vita. Esse sono oggetto di un disegno di legge specifico e della relativa discussione, avviata lo scorso luglio dalla commissione Ambiente della Camera per la tutela e la valorizzazione del patrimonio ferroviario in abbandono e la realizzazione di una rete della mobilità dolce. La proposta di legge è nata dalle indicazioni offerte dalle associazioni riunite nella Confederazione Mobilità Dolce (Co.Mo.Do.). Come segnalato dalla stessa Confedazione, il presidente della Commissione ambiente Ermete Realacci «ha presentato questo testo a inizio legislatura con l'obiettivo di dare impulso a una rete di mobilità intermodale e sostenibile e di recuperare a tal fine il patrimonio delle linee ferroviarie dismesse, con i loro oltre 1.189 km di binari ormai chiusi». C’è poi il caso degli edifici storici da riqualificare, che potrebbero generale un giro d'affari da 6 miliardi di euro l'anno, come stimato da Aicarr (Associazione italiana condizionamento dell'aria riscaldamento e refrigerazione), che ha collaborato col Ministero dei Beni culturali alla stesura delle linee guida sull'efficienza energetica degli edifici storici. Un autentico volano occupazionale ed economico in grado di dare un grande stimolo al settore edilizio, anche lui bisognoso di riprendere vita.

Autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.

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