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Clima: la tecnologia non basta

Per la lotta ai cambiamenti climatici bisogna consumare di meno e superare l’idea di capitalismo

Se davvero vogliamo mettere un freno alla crisi climatica, che rischia di essere di proporzioni ben più drammatiche dell’emergenza Coronavirus, dobbiamo modificare parte dei nostri comportamenti quotidiani. Un cambio di tipo culturale che deve anche interessare il nostro rapporto con il consumo, troppo spesso compulsivo, spinto dal travolgente potere delle pubblicità.
Secondo lo studio pubblicato qualche giorno fa su Nature Communications dal titolo “Scientists’ warning on affluence”, le nazioni e gli individui più ricchi sono i maggiori responsabili della distruzione ambientale sul pianeta: se da una parte contribuiscono in modo massiccio alla crescita economica, dall’altra rendono sempre più zone nel mondo inabitabili.
"Per proteggerci dagli impatti dei cambiamenti climatici dobbiamo ridurre le disuguaglianze e sfidare l'idea che le ricchezze e coloro che le possiedono, producano per forza effetti positivi", ha spiegato l’autrice dello studio Julia Steinberger, economista dell'Università di Leeds nel Regno Unito.
La tesi sostenuta nello studio è stata messa insieme da un team di scienziati ambientali, ingegneri, fisici ed economisti, e si basa sulle conoscenze e sulle raccomandazioni che la comunità scientifica porta avanti da ormai diversi anni.
Esaminando infatti la letteratura sul tema, i ricercatori sostengono che la ricchezza è il principale fattore determinante degli impatti ambientali globali. Inoltre, viene descritto anche il meccanismo che ruota dietro questa pesante “impronta umana”.
La maggior parte degli studi sull'argomento concordano che i principali fattori di modifica ambientale sono il cambiamento tecnologico, che può incidere positivamente riducendo il nostro impatto, e il consumo, che invece lo accelera sempre di più. In base a questi due fattori, il rapporto sostiene che, però, il secondo è nettamente più “avanti” del primo, motivo per cui siamo costretti a rincorrere continuamente. In sostanza, anche se continuiamo nel miglioramento delle tecnologie rinnovabili e quelle per la cattura della CO2 emessa in atmosfera, tanto per fare due esempi, la sola tecnologia non può salvarci dalla perdita di biodiversità o dall'inquinamento. Serve dunque un cambio di paradigma sotto l’aspetto culturale, in modo da indurci a ripensare il modo con cui produciamo e utilizziamo beni e servizi.
"La tecnologia può aiutarci a consumare in modo più efficiente, per esempio per risparmiare energia e risorse, ma questi miglioramenti tecnologici non possono tenere il passo con i nostri livelli di consumo sempre crescenti", afferma l'ingegnere ambientale Tommy Wiedmann, altro autore del rapporto, dell'Università del New South Wales in Australia, che aggiunge: “dobbiamo allontanarci dalla nostra ossessione per la crescita economica, dobbiamo davvero iniziare a gestire le nostre economie in modo da proteggere il clima e le risorse naturali, anche se ciò significa una crescita minore o addirittura negativa”.

Secondo gli autori di questa nuova prospettiva, le migliori soluzioni da utilizzare passano dalle politiche che prima tassano i più ricchi e poi redistribuiscono ricchezza alle persone più povere, che spesso vivono proprio a contatto con gli ecosistemi più vulnerabili. Pertanto, le nazioni di tutto il mondo dovrebbero considerare maggiormente le tasse ecologiche, gli investimenti ecologici, la ridistribuzione della ricchezza, e l’istituzione di un reddito di base garantito.
"Non possiamo continuare a comportarci come se avessimo a disposizione un pianeta di riserva - ha concluso Wiedman -, dobbiamo cominciare a pensare di abbandonare del tutto l’idea di capitalismo portata avanti negli ultimi decenni”.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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