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Mercati spietati, cosa è l'obsolescenza programmata

L’elettronica di consumo domina il mercato globale, nel mirino anche Samsung e Apple

In Francia viene aperta la prima inchiesta per obsolescenza programmata. Questa, definita come «l’insieme delle tecniche con le quali un operatore sul mercato cerca di ridurre la durata di vita di un prodotto per aumentarne il tasso di sostituzione», è l’oggetto dell’inchiesta che vede il colosso giapponese dell’elettronica Epson, accusato di aver programmato le loro stampanti a bloccarsi quando vi è ancora il 15% d’inchiostro.  L’obsolescenza programmata in Francia, come ha stabilito una legge del 2015, è reato. Una legge sensata e sostenibile se si riflette sulla massiccia produzione di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

Nei primi sei mesi del 2017 sono stati venduti 700 milioni di smartphone ed un trend di vendite simile si osserva anche per grandi e piccoli elettrodomestici, TV e PC, come evidenzia il principale festival dedicato all’elettronica di consumo: “IFA Berlino, 2017”. Gli impatti ambientali delle tecnologie elettroniche si fanno sentire già a monte della loro produzione, dato che gli attuali apparecchi elettronici richiedono materie prime che non sono rinnovabili. Giusto per fare un esempio: Indio, Europio e Tantalio, meglio noti come “terre rare”, sono dei minerali senza i quali smartphone e computer non potrebbero funzionare, e la cui estrazione è lunga, costosa e tutt’altro che sostenibile.

Nel mirino anche Samsung ed Apple. Le due aziende leader del mercato globale di smartphone si troverebbero sotto accusa da parte dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) a seguito di numerose segnalazioni di “morte prematura” dei prodotti acquistati. Nel caso dei telefoni di ultima generazione è evidente, come conseguenza diretta di un marketing feroce, un’obsolescenza oltre che programmata, anche percepita dal consumatore. Questo significa che la rapida immissione nel mercato di nuovi modelli, induce psicologicamente a valutare il prodotto posseduto come meno valido, nonostante sia ancora perfettamente funzionante. 

In parallelo, nel 2016, sono state 44,7 milioni le tonnellate di rifiuti elettrici ed elettronici accumulate su scala globale. Questi rifiuti, oltre ad essere caratterizzati da componenti scelte proprio per essere persistenti, rilasciano nell’ambiente copiose quantità di metalli pesanti, ftalati, diossine e furani: inquinanti per gli ecosistemi e tossici per l’uomo. L’ultima direttiva europea 2012/19/EU sulla gestione dei rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE) definisce le linee guida per la raccolta ed il riciclo di questa categoria di rifiuti. La direttiva, ad oggi, ha determinato una nuova vita per 7 chilogrammi di rifiuti annui pro capite.

Se da un lato quindi si tentano di applicare i principi dell’economia circolare e della sostenibilità, dall’altro il mercato resta spietato e le vittime sono sempre le stesse: i consumatori e l’ambiente. La vera lotta quindi, considerando la crescente domanda di tecnologie elettroniche, dovrebbe essere quelle atta a ridurre i tassi di obsolescenza delle apparecchiature. 

Articolo a firma di Simone Valeri

Autore

Simone Valeri

Simone Valeri

Laureato in Scienze Ambientali presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, attualmente frequenta la laurea magistrale in Ecobiologia. Divulgare, informare e sensibilizzare per creare consapevolezza ecologica: fermamente convinto che sia il modo migliore per intraprendere la via della sostenibilità. Per questo, e soprattutto per passione, realizza un sito web (ecologicalrevolutionblog) ed inizia a collaborare con testate giornalistiche del settore.

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