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In Italia aumentano le piste ciclabili ma non i ciclisti

Non cresce la mobilità su due ruote nonostante gli investimenti, i benefici economici e quelli legati alla salute. Il report di Legambiente.

È appena iniziato il centesimo Giro d’Italia, storica corsa ciclistica a tappe che mette in mostra le bellezze del nostro Paese, ma professionisti a parte: come si muove il resto dello stivale?
È la domanda che si è posta Legambiente (in collaborazione con VeloLove e GRAB+) nel suo ultimo report “A Bi Ci - 1° Rapporto sull’economia della bici in Italia e sulla ciclabilità nelle città” in cui cerca di valutare dove e perché gli italiani preferiscono il mezzo sostenibile per eccellenza: la bici. 

Dallo studio le città top, quelle maggiormente “bike-friendly”, risultano essere Pesaro e Bolzano dove il 28% degli abitanti si sposta in bici per raggiungere l’università o il posto di lavoro. Seguono Ravenna, Reggio Emilia, Treviso e Ferrara con percentuali che oscillano tra il 22% e il 27%. Si piazzano nei piani alti della classifica anche Cremona, Rimini, Pisa, Padova Novara e Forlì dove almeno il 15% della popolazione usa quotidianamente le due ruote.
Tra le città più grandi spicca Milano con il suo 6%. Male, malissimo invece Roma: solo 5 persone su 1000 non rinunciano alla bici.

La mobilità sostenibile su due ruote sembra essere proprio un buon affare, e non solo per quanto riguarda la salute: anche per le nostre tasche. Gli spostamenti in bici generano, infatti, un fatturato di oltre 6 miliardi di euro l’anno. Nel calcolo, oltre alla vendita di bici e accessori, sono comprese anche le esternalità positive scaturite dalla mancanza d’inquinamento.
“L’insieme degli spostamenti a pedali genera un fatturato di oltre 6 miliardi di euro - spiega il Presidente di Legambiente Rossella Muroni - questo patrimonio appare ancora più rilevante soprattutto in considerazione del carattere adolescenziale della ciclabilità in molte parti d’Italia, sia per gli aspetti relativi alla mobilità, sia per quello che riguarda il turismo su due ruote. Ed è interessante anche il fatto che siano 743mila gli italiani che utilizzano sistematicamente la bici per coprire il tragitto casa-lavoro, con percentuali elevatissime nella provincia autonoma di Bolzano (il 13,2% degli occupati raggiunge il luogo di lavoro in bici), in Emilia Romagna (7,8%) e in Veneto (7,7%)”

Ma basta una pista ciclabile per far incrementare il numero di utenti?
No, lo sviluppo della mobilità su due ruote non passa soltanto dalla creazione di nuove infrastrutture.
Lo dimostrano proprio gli esempi di Bolzano e Pesaro. Le due città più che alle infrastrutture hanno puntato su una riorganizzazione complessiva dello spazio urbano: dall’ampliamento delle aree pedonali alla messa in sicurezza degli incroci, dal declassamento di alcune strade all’istituzione di zone a velocità moderata. Sia chiaro, le infrastrutture servono, ma da sole proprio non bastano. E a confermare ancor di più questa tesi sono i numeri degli ultimi 7 anni (parliamo del periodo 2008-2015). In questo settennato sono stati realizzati 1.346 nuovi chilometri di piste ciclabili con un incremento addirittura del 50% per quanto riguarda le infrastrutture. Nonostante questo, però, durante lo stesso periodo la percentuale totale degli italiani che usano la bici è rimasta immutata: il 3,6% il 2008 e il 3,6% il 2015. Dato che conferma come sia fondamentale la progettazione degli spazi e la garanzia di quella che nel settore viene definita come intermodalità: la possibilità di poter scegliere la combinazione dei mezzi di trasporto da utilizzare. Alternative che devono liberare le persone dalla costrizione di dover usare la macchina privata per mancanza d’altro.
Sulla questione è intervenuto anche Alberto Fiorillo, il responsabile aree urbane di Legambiente:“Ciclisti, pedoni e trasporto pubblico crescono dove andare in auto diventa l’opzione meno concorrenziale e dove c’è garanzia di sicurezza per la cosiddetta utenza vulnerabile. Per città sempre più bike friendly è fondamentale agire sugli spazi urbani pianificando un nuovo tipo di mobilità che metta al centro le esigenze di spostamento della persona e non del veicolo. L’accessibilità di una città non riguarda infatti solo la praticabilità e la sicurezza pedonale e ciclabile delle strade, ma anche la riappropriazione dello spazio pubblico da parte dei cittadini. Le strade sono spazi a più usi da condividere equamente tra tutti gli utenti e questi sono naturalmente i principi che abbiamo seguito nel progettare il GRAB, il grande raccordo delle bici Capitolino”.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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