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I microbi sono capaci di stoccare grosse quantità di CO2

Uno studio pubblicato su Nature mostra che i microrganismi che vivono nel sottosuolo contribuiscono a rimuovere fino al 94% della CO2 presente nelle zone intorno gli archi vulcanici

I microbi “estremofili” sono in grado di influenzare i processi geologici su larga scala agendo sui fattori climatici, poiché capaci di rimuovere una grossa quantità di CO2 rilasciata nella zone d’interesse. A sostenerlo un nuovo studio pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica “Nature”, a cui hanno preso parte ricercatori di 6 Paesi tra cui progetto Donato Giovannelli, ricercatore presso l'Università degli Studi di Napoli Federico II ed associato presso l'Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine di Ancona insieme al suo team composto da Elena Manini e Francesco Smedile del Cnr-Irbim di Ancona e Messina.
Lo studio è importante per comprendere l’evoluzione del clima terrestre del passato e il meccanismo di sequestro della CO2 da parte di questi organismi, informazioni che possono essere molto utili per le strategie di contrasto agli effetti negativi generati dai cambiamenti climatici.

“Abbiamo mostrato come i microbi presenti nel sottosuolo possano influenzare processi geologici enormi, ben maggiori di quanto sospettassimo – ha spiegato Manini -. La biologia ha un’incidenza nell'evoluzione geologica del nostro pianeta che dobbiamo studiare a fondo: i meccanismi con cui i microorganismi contribuiscono a sequestrare la CO2 profonda devono ancora essere chiariti”.
Questi organismi capaci di partecipare al processo di stoccaggio della CO2 si trovano nella crosta terrestre e nelle zone di “subduzione”.
Queste zone si sono formate durante i movimenti della placche tettoniche, scivolando una sull'altra le placche mettono in comunicazione superficie terrestre e mantello. Durante questa attività, capace di creare profonde fosse abissali oceaniche e le catene di archi vulcanici (una serie di isole o montagne nate dalla scivolamento delle placche e disposte più o meno sulla stessa linea), i sedimenti che sprofondano rilasciano gas di origine vulcanica.

In merito alla ricerca Giovannelli ha dichiarato: “Conoscere le quantità rilasciate in superficie e quelle sequestrate nel mantello è fondamentale per capire il ciclo del carbonio globale e la sua influenza sul clima nel lungo periodo: il contributo di tali dinamiche al ciclo globale del carbonio è pertanto oggetto di intenso studio. Il nuovo lavoro apparso mostra che il contributo al rilascio di CO2 profonda nelle zone di avanarco (una delle zone intorno gli archi vulcanici) è maggiore di quanto si pensasse e che i microorganismi estremofili che vivono nel sottosuolo contribuiscono, assieme alla precipitazione di calcite, a rimuovere fino al 94% del flusso di CO2 in questa zona. Una frazione importante di carbonio è bloccata da processi microbici nella crosta terrestre invece di essere spinta in profondità o riciclata in atmosfera, con importanti conseguenze per la stabilità del clima: fino al 20% del carbonio subdotto viene intrappolato nel sottosuolo sotto forma di calcite, invece di sprofondare nel mantello o essere rilasciato in atmosfera tramite i gas vulcanici”.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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