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Erosione costiera, una stagione di tregua per le spiagge

A causa della pandemia le spiagge potrebbero tornare a respirare, ma il fenomeno erosivo è sempre in agguato: dall’Università di Siena un progetto “smart” per monitorarlo

Con l’avvicinarsi della stagione calda un’Italia reduce da mesi di lockdown ha iniziato ad interrogarsi sul destino delle vacanze estive. Sarà possibile andare in spiaggia? Probabilmente sì, purché tutto avvenga nel rispetto di precise norme di sicurezza. Quel che è certo quindi è che le spiagge non saranno affollate come gli altri anni, ma questo, potrebbe non essere necessariamente un male. Nella spiaggia del Poetto a Cagliari, ad esempio, l’assenza di pressione antropica ha portato ad una copiosa sedimentazione di conchiglie che in genere - come ha sottolineato Sandro Demuro, docente di geomorfologia costiera - “non durano neanche un giorno”.

A causa del sovraffollamento, dei cambiamenti climatici e di un uso sconsiderato del suolo, solamente nella nostra penisola, il fenomeno dell’erosione ha messo a rischio 1200 chilometri di coste. Un processo di per sé naturale ma che le attività antropiche hanno decisamente accelerato con il risultato che molte spiagge rischiano di sparire per sempre.

Per cercare di frenare - o perlomeno di comprendere - il fenomeno, l’Università di Siena ha dato vita al progetto Smart Pebble. L’idea, in sostanza, è stata quella di dotare alcuni ciottoli, impiegati per il ripascimento delle spiagge, di una tecnologia che permetta di monitorarne il movimento. Questi “ciottoli intelligenti”, in particolare, sono stati dotati della tecnologia RFID (Radio Frequency IDentification) la quale consente di identificare mediante radiofrequenze gli spostamenti dei sedimenti sia in ambiente subaereo che marino, fino a circa mezzo metro di profondità. “Le informazioni raccolte con questa tecnica – ha spiegato il Professor Pozzebon - sono di notevole importanza per comprendere le dinamiche dell’erosione costiera e per poter poi individuare le soluzioni di protezione del litorale più indicate. Si tratta inoltre - ha aggiunto - di informazioni riguardanti le traiettorie seguite dai sedimenti, la loro variazione morfologica e la loro abrasione, non ottenibili tramite nessun’altra soluzione tecnologica”.

Il progetto, nato nel 2008, ha dato ottimi risultati in diverse spiagge italiane e sulla famosa isola di Vis in Croazia e a breve - hanno annunciato ricercatori - partirà un’altra sperimentazione, su uno dei litorali europei più noti: La Promenede des Anglais a Nizza.

4 spiagge su 10 potrebbero sparire entro il 2100 in Italia, dove le regioni più colpite sembrerebbero essere il Molise, la Basilicata e la Puglia. Progetti innovativi come Smart Pebble potrebbero aiutare a comprendere il fenomeno, in modo da intervenire in modo tempestivo ed adeguato sul processo di erosione costiera.

Nel frattempo, un nemico invisibile obbligherà ad una fruizione controllata dei litorali che - se non altro - si spera apporti dei benefici al delicato ecosistema costiero.

Autore

Simone Valeri

Simone Valeri

Laureato in Scienze Ambientali presso l’Università degli Studi di Roma La Sapienza, attualmente frequenta la laurea magistrale in Ecobiologia. Divulgare, informare e sensibilizzare per creare consapevolezza ecologica: fermamente convinto che sia il modo migliore per intraprendere la via della sostenibilità. Per questo, e soprattutto per passione, realizza un sito web (ecologicalrevolutionblog) ed inizia a collaborare con testate giornalistiche del settore.

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