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Fame nel mondo e sfruttamento dei suoli: l’allerta FAO

Mentre a Bonn iniziano i negoziati per la 23esima Conferenza delle Parti sui Cambiamenti Climatici, la FAO ci mette in guardia su una gestione delle risorse poco accurata

Secondo la FAO nel 2050 la domanda alimentare aumenterà del 50% e, di pari passo, quella per l’acqua scatenando un divario tra domanda e offerta del 40%: in pratica 4 persone su 10 potrebbero rimanere senza cibo.
Eppure, il dato che desta maggiore preoccupazione è forse un altro, perché in controtendenza con la storia recente. La fame nel mondo, dopo anni di buoni risultati, è nello scorso anno tornata a crescere (815 milioni le persone colpite nel 2016, 38 milioni in più rispetto al 2015) e cresce, altro elemento su cui riflettere, mentre aumenta il tasso di obesità globale (800 milioni di persone ne sono afflitte, numero altissimo).
Il tutto inquadrato in un contesto che vede nel mondo intensificarsi l’eccessivo sfruttamento dei suoli a disposizione: 1/3 è in uno stato di degrado ed un altro terzo produce cibo che verrà sprecato. Sempre la FAO, infatti, ci informa che ogni anno buttiamo il 40-50% di frutta e verdura prodotta, il 30% dei cereali, il 20% di carne e latte e il 35% del pescato.
Lo spreco, oltre a tradursi in perdita di risorse naturali, impatta negativamente anche sul clima: l’8% delle emissioni totali di gas serra (l’agricoltura produce circa 1/4 delle emissioni totali) è dato dal cibo buttato. Più del settore dell’aviazione (1,4%) e più dell’industria mondiale del ferro e dell’acciaio (3,2%).
Se poi consideriamo l’acqua sprecata, la quantità potrebbe essere equiparata alla portata del fiume Volga, il bacino più grande d’Europa che attraversa la Russia, lungo ben 3531 chilometri.
Tenendo ben presente che 900 milioni di persone oggi non dispongono di acqua per bere e per servizi igienico-sanitari di base, e che l’intero settore agricolo mondiale consuma il 70% della risorsa idrica.

Diversi sono gli effetti che consentono di capire lo stato di un terreno. Uno riguarda la biodiversità degli insetti, in crisi per l’uso sfrenato di pesticidi e per via dei cambiamenti climatici.
A confermarlo è un recente studio prodotto in Germania che denuncia: negli ultimi 27 anni c’è stata una riduzione del 75% degli insetti volanti. La ricerca, realizzata all’interno di parchi e riserve naturali tedesche, è stata definita dagli stessi autori come un “Armageddon Ecologico”. Il pericolo si riferisce al fatto che gli insetti, impollinatori e non, sono alla base della catena ecologica del nostro pianeta e svolgono un ruolo fondamentale per la produzione di beni e servizi offerti dagli ecosistemi.

Intanto, per sensibilizzare l’opinione pubblica e i leader mondiali, impegnati fino al 17 novembre a Bonn per via della Conferenza sul Cambiamenti Climatici (COP23), 16 agricoltori dello Zambia, con il supporto di IFAD (Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo), hanno deciso di scolpire un “Field Report” sulla terra. 
Visibile in maniera completa solo per via aerea, sul terreno sono stati disegnati grafici e dati che raccontano lo stato di salute del terreno e la reale importanza di investimenti di lungo termine per la piccola agricoltura. “Il rapporto, stilato direttamente sulla terra, dimostra l’importanza degli investimenti per lo sviluppo agricolo - dichiara Gilbert F. Houngbo, Presidente dell’IFAD - Sappiamo che l’agricoltura ha un potenziale enorme nella lotta contro la povertà e la fame; contribuisce a generare comunità auto-sostenibili e aumenta in modo sensibile la quantità di cibo disponibile, necessario per una popolazione in costante aumento.”
Il “Field Report” è parte di una campagna di sensibilizzazione globale più ampia, lanciata il 19 settembre. Lo sviluppo agricolo di lungo termine è fondamentale per contrastare la i fenomeni legati alla povertà. Inoltre, è alla base delle soluzioni che intendono costruire economie virtuose e capaci di frenare i processi migratori a cui assistiamo quotidianamente. 

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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