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Cinema in classe A

È la campagna di ENEA e Green Cross Italia per promuovere l'efficienza energetica nell'industria del cinema italiano

Potrebbe far pensare alla “classifica box office” o ad un settimanale che si occupa di recensire i film in uscita ma, a dispetto del nome, “Cinema in classe A” parla di efficienza energetica (rientra nella campagna “Italia in classe A”).
Promossa da ENEA (l’agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) e Green Cross Italia, la campagna mira a rendere maggiormente virtuosa l’industria del cinema italiano.
Negli Stati Uniti, Paese leader per la produzione di kolossal cinematografici, esistono da diverso tempo standard ambientali da rispettare sia in fase di pre che in quella di post produzione. In America è inoltre presente la figura professionale dello “steward ambientale” che si occupa di monitorare la gestione delle risorse. Deve verificare che non vengano usati materiali inquinanti e assicurarsi che le riprese non modifichino in alcun modo il paesaggio, un vero e proprio “green job”.
Ma è solo nel 2010 che in Italia, quando al festival di Cannes viene presentato “Sul mare” di Alessandro D’Alatri, che nasce il primo film votato alla sostenibilità grazie alla collaborazione tra Edison, la casa cinematografica Tempesta e la società di consulenza AzzeroCO2.

Cinema in classe A è una campagna del Ministero dello Sviluppo Economico partita nel gennaio del 2016 – dichiara Antonio Disi dell’ENEAl’obiettivo del progetto è quello di introdurre all’interno della filiera dell’audiovisivo cinematografico il concetto dell’efficienza energetica. Questo può essere fatto da un lato utilizzando il cinema come veicolo per mostrare allo spettatore tecnologie utili a ridurre i consumi energetici e dall’altro incidendo sui consumi delle sale cinematografiche”.
Il progetto ha ottenuto la sua massima visibilità nel momento della premiazione durante il festival del cinema di Venezia. Dove, all’interno del già esistente Green Drop Award (premio assegnato al film che “meglio ha interpretato i valori dell'ecologia e dello sviluppo sostenibile”), è stato inserito un premio speciale dedicato all’efficienza energetica.

I numeri del Cinema italiano
Secondo l’ultimo report di Symbola sono ormai 1/4 le aziende che in Italia puntano sul green. Le stesse aziende che creano maggiore occupazione e dimostrano di avere bilanci in regola.
Se paragoniamo l’industria cinematografica italiana ad altri settori (edilizio, agroalimentare…) scopriamo che la strada da percorrere è ancora lunga. È come se il cinema non avesse ben compreso l’enorme risparmio che si potrebbe avere da una gestione più accurata delle risorse. Fortunatamente, però, esiste qualche compagnia che sta già andando in questa direzione e lo ha fatto puntando soprattutto sull’uso di tecnologie innovative quali, ad esempio, generatori di elettricità fotovoltaici e illuminazione a LED.
Secondo l’ENEA solo l’ottimizzazione del numero dei gruppi elettrogeni comporterebbe un abbassamento dei consumi elettrici del 19%. In più, con l’uso di “corpi illuminanti” efficienti si avrebbe un altro 10-15% di risparmio. Senza trascurare che questo influirebbe anche sul volume delle emissioni prodotte.
In questo momento l’industria nostrana del cinema è responsabile per l’immissione in atmosfera di 5600 tonnellate di CO2 ogni anno. Industria dove non esiste un vero e proprio quadro di riferimento, ma esistono comunque 3 protocolli da poter mettere in pratica: l’Ecomuvi (realizzato da Tempesta film insieme ad Icei), l’Edison Green Movie e il Green Ciak (realizzato da Cremonesi Consulenze).
Secondo l’ENEA, se l’intera industria del cinema (in Italia sono 5880 i giorni di riprese annuali) adottasse uno dei protocolli di riduzione delle emissioni, ogni anno si potrebbero risparmiare 1120 tonnellate di CO2. Equivalenti all’illuminazione pubblica annuale di un comune di oltre 10000 abitanti. Pari a 1120 voli andata e ritorno Roma – Dakar.  Corrispondenti ad un anno dei consumi di gas di 1200 famiglie italiane.

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Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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