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Pianeta in fumo

L’Organizzazione Mondiale della Sanità è artefice di uno studio che mette in relazione produzione di tabacco e danni ambientali: l’uso delle risorse è enorme.

Che le sigarette facciano male alla salute, sia “di chi fuma che di chi ti sta intorno” (come recita lo slogan stampato sui pacchetti di sigarette), è un fatto ormai chiaro, anche alla categoria dei fumatori. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), ha infatti più volte ribadito l’esigenza di nuove politiche a tutela della salute delle persone in questo campo. Ciò che fino a ora, invece, era meno conosciuto, è l’impatto negativo generato dall’intera filiera di produzione del tabacco sul pianeta. Effetti indesiderati descritti per la prima volta nello studio, proprio dell’Oms, dal titolo “Cigarette smoking: an assessment of tobacco’s global environmental footprint across its entire supply chain, and policy strategies to reduce it”.

"Il controllo del tabacco è una questione importante legata allo sviluppo – sostiene Vera Luiza da Costa e Silva, capo del segretariato dell’Fctc (la Convenzione dell’Oms che mira a controllare l’uso del tabacco nel mondo) -. I danni all'ambiente che si verificano durante l'intero ciclo di vita dei prodotti del tabacco è enorme, causa deforestazione e inquinamento delle acque, dovuto all'uso di pesticidi e dei rifiuti di sigarette”.
E infatti, a livello globale, secondo la ricerca, per sostenere una produzione pari a 32,4 milioni di tonnellate di tabacco “verde”, trasformate poi in 6,48 milioni di tonnellate di tabacco “secco”, funzionale alla produzione di 6 mila miliardi di sigarette all’anno, vengono liberate in atmosfera circa 84 milioni di tonnellate di anidride carbonica (circa lo 0,2% delle emissioni totali annue).
Oltre alla questione climatica, c’è però anche quella legata alla sottrazione dei suoli e all’inquinamento delle falde acquifere. Si calcola che in fase di produzione vengono rilasciate 490 mila tonnellate di “diclorobenzene”, un particolare composto organico derivato dal benzene, cancerogeno per la salute umana e tossico per l’ambiente (viene utilizzato per la sua caratteristica aromatica).
Per quanto riguarda l’impronta ecologica, sono circa 22 miliardi le tonnellate di acqua consumate e oltre 5 milioni di ettari di suolo utilizzati. Senza dimenticare, poi, il grande fabbisogno energetico richiesto dal settore.

Quasi tutta la produzione viene concentrata nei Paesi poveri, nonostante siano i Paesi ricchi a godere della maggior parte dei benefici monetari. Tra i primi dieci Paesi produttori nove sono in via di sviluppo, quattro di questi a deficit alimentare (l’offerta alimentare del luogo non è in grado di soddisfare la domanda interna): India, Zimbabwe, Pakistan e Malawi.
"Le multinazionali del tabacco con sede in paesi ad alto reddito stanno letteralmente, e metaforicamente, bruciando le risorse e il futuro delle persone più vulnerabili del nostro pianeta”, dichiara Nicholas Hopkinson, coautore del rapporto che infine aggiunge: “Oltre alla morte e alle malattie causate dal fumo attivo e passivo, il pubblico deve essere consapevole dell'impatto ambientale dell'industria del tabacco. Le sigarette dovrebbero essere pensate come un prodotto non etico, non solo come nocivo per i singoli consumatori ".

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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