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Il diritto all’acqua è ancora lontano dall’essere garantito

A livello globale il 70% della risorsa idrica è utilizzata per attività agricole, 3 persone su 10 non godono di acqua pulita, l’80% di tutta la plastica in mare viene trasportata da 10 grandi fiumi.

Durante l’evento del Festival dello Sviluppo Sostenibile “Acqua. Salvaguardare i diritti umani tutelando gli ecosistemi” organizzato alla Sala dei Lecci del Bioparco di Roma dall’ASviS e dal WWF Italia del 3 giugno, si è discusso del Goal numero 6 dell’Agenda 2030 (e i suoi 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile): l’acqua.
Sappiamo bene che parliamo dell’elemento su cui si fonda la vita, un po’ meno noti sono i suoi risvolti geopolitici, e quello che è ormai diventato un binomio inseparabile: acqua e plastica.
L’evento, moderato dal direttore scientifico del Wwf Italia, Gianfranco Bologna, ha fornito molti dettagli su questi aspetti, descrivendo lo stato in cui versa la risorsa idrica in giro per il mondo.

È toccato a Eva Alessi, responsabile risorse naturali e consumi sostenibili del WWF Italia, parlare di quanto la plastica stia minando lo stato di salute degli ecosistemi marini, e non solo, che non scompare mai ma si dissolve in polimeri che rimangono in natura solo ed entrano nella catena alimentare dell’uomo.
L’80% di tutta la plastica in natura viene trasportata da 10 grandi fiumi nel mondo che va a formare 5 grandi isole negli oceani: quella al sud del pacifico ha un estensione che tocca i 10milioni di chilometri quadri (per avere un termine di paragone l’Italia si attesta sui 300mila chilometri quadri). Ma anche il Mediterraneo non sta messo bene, rappresenta infatti la sesta maggiore zona di accumulo di microplastica al mondo.
E ancora, dal 1960 ad oggi la plastica è aumentata di 20 volte, ogni anno a livello globale vengono prodotti 78 milioni di tonnellate di imballaggi e solo il 2% rientra nel sistema, il 40% finisce infatti in discarica, il 32% viene disperso in natura e il 14% agli inceneritori.
Infine: 150 milioni di tonnellate sono presenti nei nostri mari, al momento un rapporto di 1 pezzo di plastica ogni 5 pesci, ma di questo passo rischiamo nel 2050 di avere più plastica che di pesci nei mari di tutto il mondo.

Oggi l’accesso all’acqua non è un diritto globalmente garantito, basti pensare che 3 persone su 10 non godono di acqua pulita e 6 su 10 sono prive di servizi igienico-sanitari sicuri (un fattore da non sottovalutare e che può essere mortale, dato che la dissenteria uccide più bambini nel mondo ogni anno rispetto a tubercolosi, Aids, e malaria messe insieme).
A livello globale il 70% della risorsa idrica è utilizzata per attività agricole, il 22% per la produzione di materiali e solo l’8% è riservato a usi domestici. Secondo la Fao nel 2050 l’Asia potrebbe vivere in una condizione di stress idrico maggiore rispetto a quella attuale in Africa, e in generale il 60% della popolazione nel mondo sarà costretta a fare i conti con la scarsità d’acqua.
Marirosa Iannelli, presidente del Water Grabbing Observatory, ha spiegato in cosa consiste il fenomeno di accaparramento delle acque conosciuto anche come “water grabbing”. In pratica, si parla di water grabbing quando ci “si riferisce a situazioni in cui attori potenti sono in grado di prendere il controllo o deviare a proprio vantaggio risorse idriche preziose, sottraendole a comunità locali o intere nazioni”.
Il water grabbing rappresenta quindi uno dei processi più diffusi di violazione dei diritti umani e sociali, di appropriazione e depauperamento delle risorse idriche e naturali. “Un esempio dove viene violato il diritto all’acqua si trova in Etiopia – ha sottolineato la ricercatrice -, dove Governo e multinazionale italiana, la Salini-Impregilo, sottraggono preziose risorse alle comunità”.
Per costruire la diga Gibe III per produrre energia elettrica, infatti, sono state costrette a spostarsi miglia di persone verso il Kenya, elemento che ha alimentato il conflitto tra le popolazioni che prima risiedevano in quelle zone, costrette ora a spartirsi “l’oro blu”.
Oggi nel mondo ci sono 900mila dighe di cui 40mila di grandi dimensioni, 5 miliardi di persone vivono vicino ai corsi d’acqua e si registrano 500 conflitti tra Paesi per questo motivo.

Autore

Ivan Manzo

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.

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