FREE e Distretto “La Nuova Energia” auditi alla Camera sul nucleare: scelta basata su presupposti economici e industriali non dimostrabili
Bari, 19 febbraio 2026
Nei giorni scorsi il Coordinamento FREE – Coordinamento Fonti Rinnovabili ed Efficienza Energetica – di cui il Distretto Produttivo Pugliese “La Nuova Energia” è unico socio pugliese, è stato audito dalle VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) Commissioni della Camera dei Deputati, nell’ambito dell’esame dei disegni di legge delega al Governo per lo sviluppo in Italia del cosiddetto “nucleare sostenibile”.
Nel corso dell’audizione, FREE e il Distretto hanno espresso forti perplessità sulla solidità delle basi economiche, tecnologiche e strategiche che sorreggono la scelta di avviare un nuovo programma nucleare nel nostro Paese.
In particolare, FREE ha evidenziato come il Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (PNIEC) motivi l’opzione nucleare esclusivamente sulla base di una presunta maggiore economicità dello scenario con nucleare, stimata in circa 17 miliardi di euro rispetto a uno scenario 100% rinnovabili sull’orizzonte temporale fino al 2050. Tuttavia, allo stato attuale, questa maggiore convenienza economica non risulta supportata da dati oggettivi e verificabili.
Il PNIEC, infatti, fonda questa valutazione principalmente sullo sviluppo degli Small Modular Reactors (SMR), una tecnologia che ad oggi non esiste su scala industriale. Di conseguenza, i costi di investimento, esercizio, gestione del combustibile e smantellamento non sono valutabili con sufficiente attendibilità. A conferma di ciò, si è evidenziato che neppure i sette gruppi di lavoro della Piattaforma Nazionale per il Nucleare Sostenibile sono stati in grado di produrre stime di costo tali da confermare le ipotesi economiche riportate nel PNIEC.
Un ulteriore elemento critico riguarda la sicurezza energetica. FREE e il Distretto La Nuova Energia hanno richiamato un recente studio del Politecnico di Milano, secondo il quale l’industria italiana possiede le competenze per contribuire alla costruzione di una centrale nucleare, ma non dispone delle capacità industriali per produrre il combustibile nucleare necessario al suo funzionamento. Questo aspetto entra in evidente contrasto con uno degli obiettivi qualificanti della legge delega, ossia il rafforzamento della sicurezza energetica nazionale, poiché l’Italia rimarrebbe comunque strutturalmente dipendente dall’estero per l’approvvigionamento del combustibile.
Infine, FREE e il Distretto La Nuova Energia hanno sottolineato come il nucleare sia una tecnologia che può contribuire alla decarbonizzazione, ma con caratteristiche di generazione non modulanti. Si tratta infatti di una tecnologia di “baseload”, adatta cioè a contesti in cui è necessario sostituire grandi quote di produzione elettrica e costante, principalmente prodotte ancora con carbone, come avviene oggi in Paesi quali ad esempio Cina e India, che stanno giustamente puntando ad avere una quota di generazione da nucleare. Questa impostazione risulta invece poco coerente con il sistema elettrico italiano ed europeo, dove la produzione da fonti rinnovabili ha già raggiunto livelli elevati e tali da non aver più bisogno di una generazione di baseload.
In questi contesti, non è più necessario aumentare la produzione di baseload, ma sviluppare sistemi flessibili e modulanti in grado di garantire il corretto bilanciamento delle reti elettriche. In tale prospettiva, risultano più coerenti con gli obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza energetica tecnologie come i cicli combinati a gas – progressivamente alimentabili con gas rinnovabili e idrogeno verde – insieme ai sistemi di accumulo e alla gestione intelligente delle reti.
Il Coordinamento FREE e il Distretto La Nuova Energia hanno ribadito la necessità che le scelte strategiche in materia energetica siano fondate su dati solidi, analisi trasparenti e valutazioni industriali realistiche, evitando di basare decisioni di lungo periodo su ipotesi tecnologiche ed economiche non ancora dimostrabili e trascurando aspetti connessi alla sicurezza, sui quali non sembra ci sia stata fino ad ora una seria riflessione.
Dichiara il Presidente Beppe Bratta: “ I modelli di sviluppo energetici futuri devono precedere lo sviluppo e benessere delle persone, attraverso fonti energetiche verdi e democratiche; questa l’obiettivo che deve essere chiaro ai decisori politici del momento che devono avere “sguardo” a prossime generazioni, al territorio e allo sviluppo sostenibile green.”
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