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Qualità, hi-tech, semplicità: ecco il futuro della casa

Il direttore commerciale Italia BTicino illustra lo scenario presente e futuro dell’edilizia e le prossime sfide, che passano anche da domotica e IoT

«Oggi, nel settore edilizio, non conta fare più volume ma conferire maggiore valore al costruito».

A dirlo è Diego Gianetti, direttore commerciale Italia BTicino. Le parole del manager mostrano una tendenza in atto nell’edilizia: meno costruzioni, sempre più ristrutturazioni.

Una tendenza che una realtà specializzata in apparecchiature elettriche per gli spazi abitativi ha colto già da diversi anni.

Ma come si perfeziona l’offerta, quanto contano gli ecobonus nella strategia commerciale, quale peso avranno negli scenari prossimi (come già in quelli presenti) fattori come domotica e, ancora più in generale, Internet of Things? Quale ruolo avranno le soluzioni tecnologiche nel garantire maggiore efficienza energetica ed ecosostenibilità alla casa? Lo chiediamo direttamente al manager BTicino.

Come crescerà l’importanza della domotica e dell’Internet of Things nei prossimi anni?

Ormai non possiamo considerarle più una scommessa, perché assistiamo a una crescente richiesta di oggetti connessi specialmente per la casa. Gli studi che provengono da diversi osservatori confermano la tendenza a una clamorosa crescita, in particolare nell’ambito dell’IoT, dove si stima che entro qualche anno ci saranno almeno 10 oggetti connessi in ogni abitazione. L’edificio residenziale è uno dei luoghi dove il consumatore vuole maggiore connessione e interazione. Per noi che lavoriamo nel campo è già più di una tendenza, ma una realtà che si sta concretizzando sempre più sensibilmente. E il nostro programma Eliot (Elettricity Internet Of Things) lo sta a dimostrare. Nel tempo porteremo negli edifici funzioni oggi non connesse alla rete a dialogare con essa. E le attese del mercato sono elevate: il successo del primo oggetto del programma Eliot, il videocitofono connesso, ha sorpreso persino le nostre più rosee aspettative. L’idea di usare fuori casa un oggetto che nasce tradizionalmente per rispondere alle esigenze di chi è al suo interno è già un fattore premiante. Ma sono gli stessi consumatori a fornirci le indicazioni di utilizzo. Per esempio, grazie alla app condivisa col videocitofono, è possibile utilizzare lo smartphone come apri cancello in sostituzione del normale radiocomando. Ed è questo il passaggio epocale che sta avvenendo e a cui assistiamo. Nel mondo dell’automazione domestica siamo presenti ormai da 15 anni: ma grazie ad applicazioni come queste, finalmente la domotica è più semplice da spiegare e flessibile da applicare.

Nel campo del costruito quale valore aggiunto fornisce l’automazione domestica? E come si pensa possa essere vissuta dalla popolazione anziana, sempre più numerosa?

Abbiamo notato che per gli operatori immobiliari poter contare su soluzioni smart home è diventato un presupposto determinante nella collocazione sul mercato della propria offerta, per questo sono diventati nostri interlocutori diretti attraverso alcuni programmi di partnership dedicati. Il cliente finale, che è divenuto sempre più esigente e informato e richiede nell’acquisto di una casa la disponibilità di alcune soluzioni tecnologiche domotiche. Chi comprerebbe oggi un’abitazione senza un’adeguata infrastruttura di rete?

Per quanto riguarda la fruizione dell’automazione domestica da parte dell’utente anziano un presupposto fondamentale della digitalizzazione è che la tecnologia deve essere disponibile in modo semplice perché il fruitore deve trovare proprio nella facilità d’uso il principale vantaggio di utilizzo.

Quale sarà la sfida che si giocherà nel prossimo futuro?

Credo che riguarderà la gestione dell’enorme mole di dati che proverranno dagli oggetti connessi, a loro volta in grado di fornire delle informazioni sul loro utilizzo da parte dei clienti. Il tema dei big data, così attuale e molto discusso anche dai media, sta creando un mercato per la gestione e la sicurezza dei dati che assumerà la stessa dimensione di quello relativo alla sicurezza delle persone.

Lo strumento degli ecobonus quanto può facilitare il percorso verso un più ampio impiego della building automation?

Dai dati è molto evidente come questo strumento sia d’aiuto, specialmente nelle ristrutturazioni e nelle riqualificazioni energetiche. Noi come azienda tendiamo però a fare ragionamenti in termini di modelli di business, come se non ci fosse l’opportunità degli incentivi fiscali: pur rendendoci conto indubbiamente che l’ecobonus porta vantaggi, dobbiamo essere sempre spronati a rendere conveniente l’innovazione a prescindere dal fatto che ci sia qualcuno, come lo Stato, che la finanzia per i suoi obiettivi generali.

Parlando di BTicino e dell’IoT applicato al residenziale, che importanza ha l’Italia nel gruppo Legrand nello sviluppo del progetto Eliot?

Partiamo dal dire che quello italiano per Legrand, grazie soprattutto al peso di BTicino, è il terzo mercato al mondo, e che i siti produttivi in Italia rappresentano una realtà industriale molto importante per il Gruppo.

Le soluzioni BTicino sono progettate e prodotte in Italia, una peculiarità e un riconoscimento delle competenze dei nostri colleghi che viene valorizzata dal Gruppo. Un valore che non sempre viene riconosciuto dalle strategie dei gruppi multinazionali. L’italianità all’interno di Legrand è una componente molto apprezzata sia a livello di innovazione tecnologica sia di design. E per design non s’intende solo quello dei prodotti ma anche quello del software e delle applicazioni. Considerando che le soluzioni di automazione domestica hanno, e avranno, sempre più la loro interfaccia sullo smartphone, contare su una visualizzazione intuibile, piacevole e ergonomica diventa un presupposto importante per la comprensione della tecnologia e la sua adozione.

Lei è entrato in BTicino nel 1999. Quali sono i tratti caratteristici dell’evoluzione della domanda e dell’offerta dal suo ingresso a oggi?

Più che di evoluzione parlerei di una vera e propria rivoluzione, dato che un’azienda come la nostra è legata al mercato dell’edilizia. Quando entrai in BTicino era ancora un’epoca in cui le case si vendevano senza problemi, il problema era costruirle. E non sto parlando della preistoria, ma di poco più di 15 anni fa. Oggi il mondo si è capovolto: pensiamo, infatti, alla contrazione media del mercato del 25% circa in termini di volumi registrata solo negli ultimi cinque anni. L’insegnamento che ne abbiamo tratto come BTicino è che non conta più fare volume, conterà sempre meno costruire case, ma lavorare sulla qualità della costruzione, su una sua innovazione. È necessario dare maggiore valore al consumatore. E il discorso vale sia sul nuovo sia, soprattutto, sull’esistente.

Come si delinea, in questo senso, la strategia commerciale di BTicino e quali saranno i punti forti?

Innanzitutto va premesso che la gran parte del nostro business transita attraverso il canale professionale, quindi l’interlocutore principale è l’installatore, l’impiantista o elettricista, i nostri sforzi principali sono diretti verso questo canale. Quindi lavoriamo sia sulla distribuzione specialzzata sia, appunto sull’installatore, con un’ottica mirata a cercare di spiegare come diventi basilare proporsi con uno spirito diverso, fornendo consulenze al cliente, spiegando le novità tecnologiche e l’utilità nel poterne disporre. Penso all’automazione domestica, ma anche ad altre soluzioni che vengono in aiuto all’utente finale, anche in ottica di risparmio energetico. Perché l’utente oggi è evoluto, è esigente e attento, vuole un impianto attraverso cui “dialogare” con la propria abitazione, desidera un’interfaccia semplice da usare fuori casa…

Anche dal lato marketing l’azione sarà mirata a mostrare innovazioni tecnologiche sempre più user friendly?

Certamente. Le dinamiche sono cambiate, gli oggetti vanno sempre più verso una facilitazione per il cliente e per l’installatore. Anche la nostra attività di sviluppo delle soluzioni tecnologiche va verso una logica di semplificazione. Basti pensare, per esempio, proprio al già citato videocitofono connesso del programma Eliot: s’installa nello stesso modo di uno tradizionale. E questo facilita molto il lavoro dell’installatore, che è quindi più incentivato a proporre al cliente un prodotto decisamente più tecnologico, più moderno e attuale, con un maggiore valore aggiunto in termini di servizio, senza però che questo presupponga per lui l’acquisizione di nuove competenze.

Autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.

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