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#primalefficienza, con la Conferenza Amici della Terra

Le nuove politiche energetico-ambientali devono puntare al miglioramento dell’efficienza, l'intervista alla presidente Monica Tommasi
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Il 21 e 22 novembre si svolgerà, a Roma, l’VIII Conferenza nazionale sull’efficienza energetica, appuntamento ormai irrinunciabile per un confronto sulle principali tematiche di un settore sempre più decisivo per l’economia del Paese. Lo slogan scelto quest’anno è #primalefficienza, su questo tema e sulle novità di quest’anno, ecco l’intervista a Monica Tommasi, Presidente Amici della Terra (vedi foto).

Quali sono, in questo senso, i messaggi che saranno oggetto di discussione? Lo slogan “#primalefficienza” è la nostra chiave di lettura per affrontare le scadenze che porteranno nei prossimi tre anni l’Italia e L’Unione Europea a definire il nuovo Pacchetto di politiche energetico ambientali per raggiungere gli obiettivi 2030 già fissati: una riduzione del 40% delle emissioni di gas climalteranti rispetto al livello del 1990, una penetrazione del 27% delle fonti rinnovabili nei consumi di energia, e un miglioramento del 27% dell’efficienza energetica. In Italia gli obiettivi per il 2020 (riduzione del 20% delle emissioni climalteranti rispetto al livello del 1990, penetrazione delle fonti rinnovabili al 17% e miglioramento dell’efficienza del 20% inteso come riduzione dei consumi di energia) sono già stati raggiunti con cinque anni di anticipo ma con molti errori, contraddizioni e ambiguità. Il principale errore è stato quello di dedicare la gran parte delle risorse (prelevate dalle bollette dei consumatori) all’installazione di fonti rinnovabili elettriche, in particolare quelle elettriche non programmabili, esaurendo o deprimendo qualsiasi altra possibilità di investimento o incentivo. La principale contraddizione è emersa con la scelta di privilegiare, come UE, in modo autoreferenziale rispetto al resto del mondo, il meccanismo ETS che sta penalizzando le produzioni dell’industria ecoefficiente europea e favorendo le importazioni di beni ad alta intensità emissiva dai paesi extra-UE come la Cina, con un risultato negativo in termini di riduzione delle emissioni climalteranti a livello globale. Infine, la principale ambiguità e debolezza delle politiche energetico-ambientali 2010-2020 è stata la formulazione dell’obiettivo dell’efficienza energetica in termini di riduzione dei consumi di energia indipendentemente dall’effettivo miglioramento dell’efficienza nell’uso delle risorse energetiche nei processi di produzione e consumo. Così oggi l’obiettivo “efficienza energetica 2020” è già stato ampiamente raggiunto più per la crisi economica e la delocalizzazione delle attività industriali che per i miglioramenti di efficienza energetica. Per gli Amici della Terra “#primalefficienza” significa che le nuove politiche energetico-ambientali, in corso di definizione, devono avere come priorità il miglioramento effettivo dell’efficienza energetica collegato ad un aumento della competitività del sistema paese sia nei processi di produzione che di consumo, contribuendo ad una ripresa dell’economia e dell’occupazione in Italia. In questi giorni si sta svolgendo, a Marrakech, la Conferenza sui cambiamenti climatici, Cop 22. Presenti i delegati di 196 Paesi, l’obiettivo è quello di applicare e se possibile migliorare l’accordo siglato l’anno scorso a Parigi e già ratificato di recente da molti Stati. Quali dovrebbero essere, in questo scenario, le azioni da intraprendere con più urgenza? Le nuove politiche per l’efficienza energetica dovranno imperniarsi sui tre principali aggregati di consumo dell’energia: quelli dell’industria, quelli degli edifici (residenziali e terziario) e quelli dei trasporti. Per la promozione dell’efficienza energetica nell’industria è necessario un vero rilancio dello strumento dei certificati bianchi che ormai langue un limbo indefinito in attesa delle nuove linee guida. I certificati bianchi dovrebbero diventare un vero e proprio strumento di politica industriale integrato l’approccio dato dal Governo con l’iniziativa “Industria 4.0” Occorrerebbero misure basate sul riconoscimento degli investimenti nei processi produttivi che consentano di raggiungere livelli di efficienza energetica superiori alla “baseline” delle diverse tecnologie ordinariamente utilizzate dall’industria e nelle altre attività produttive. Per i consumi degli edifici il miglioramento dell’efficienza deve essere basato su un rafforzamento e una ottimizzazione degli strumenti già in campo come le detrazioni fiscali e il conto termico. In questo ambito è indispensabile l’estensione dell’operatività di questi incentivi anche agli interventi nei condomini. A questo fine, ma non solo, è fondamentale la disponibilità di strumenti che facilitino l’accesso al credito come il fondo nazionale di garanzia per l’efficienza energetica previsto dal Dlgs n. 102/2014, e ancora non disponibile. Il consumo di energia dei trasporti mostrano un trend importante di miglioramento dell’efficienza energetica. Questo trend può essere accelerato con politiche adeguate e ciò può avvenire valorizzando molte eccellenze della tecnologia italiana in questo settore. In questo ambito vanno colte tutte le opportunità di diffusione del vettore elettrico e del gas naturale offerte dall’attuazione della direttiva 2014/947UE sui combustibili alternativi in corso di recepimento. Secondo gli Amici della Terra non c’è una competizione tra il ruolo del vettore elettrico e quello del gas naturale. Noi riteniamo che obiettivi 2030 come il 10% di elettricità del 20% di gas naturale nei trasporti leggeri, del 30% di gas naturale nei trasporti stradali pesanti e del 30% nei trasporti marittimi, favoriranno congiuntamente la diffusione di tecnologie di trasporto più efficienti. I recenti eventi sismici in Italia centrale ci portano a riflettere sulle sempre più urgenti iniziative di riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Il Governo ha annunciato la creazione di un Fondo dedicato: un’occasione importante per creare una forte sinergia tra interventi antisismici e di efficientamento. Abbiamo apprezzato che il Presidente del Consiglio si sia preoccupato di annunciare un vasto programma pluriennale di messa in sicurezza del patrimonio abitativo del paese, denominandolo Casa Italia e incaricando il Preside del Politecnico di Milano di metterne a punto la proposta. L’annuncio è appropriato. Per quanto ci riguarda lo abbiamo raccolto subito, modificando il programma dell’annuale Conferenza per l’efficienza energetica e inserendo una sessione – la terza, nella mattina di martedì 22 novembre – dedicata all’integrazione degli strumenti di promozione dell’efficienza energetica con quelli per la messa in sicurezza antisismica. Gli interventi sono affini, gli investimenti possono essere sinergici e, da tempo, l’edilizia residenziale è riconosciuta come settore che presenta uno dei maggiori potenziali di risparmio energetico. Se ben impostato, il programma di messa in sicurezza del patrimonio abitativo può attivare risorse ingenti e rappresentare il centro propulsivo della ripresa economica. Le politiche di decarbonizzazione in Europa, questa la tematica che verrà affrontata nella sessione di apertura della Conferenza di Roma. Quali sono, al riguardo, le modifiche che andrebbero apportate ad un meccanismo, quello Ets, che mostra da tempo i limiti di un mancato aggiornamento all’evoluzione delle tematiche ambientali globali? E’ gia dalla fase preparatoria della COP 21 di Parigi che abbiamo denunciato i limiti del sistema ETS e abbiamo proposto di integrare o superare un meccanismo che ormai mostra tutti i suoi limiti. Per fare questo riteniamo che la proposta più interessante sia quella da noi sostenuta di introdurre uno strumento di fiscalità ambientale denominato Imposta sulle Emissioni Aggiunte (ImEA). Se l’effetto delle emissioni climalteranti è globale e non territoriale, la loro circolazione non sarà impedita dall’adozione di regole nazionali. Allora occorre far emergere questa esternalità sui beni prodotti tramite uno strumento di fiscalità ambientale sul contenuto di CO2 dei prodotti. L’unica strada per non svilire ulteriormente l’industria continentale, anzi per farle recuperare competitività sul versante dei costi energetici, è quella di imporre un prezzo amministrato alla CO2 “contenuta” nei beni, sia che questi vengano prodotti localmente, sia che vengano importati da territori extra EU. Lo strumento che viene proposto è quello di perequare questo costo tramite una modulazione mirata delle aliquote dell’IVA applicata: una Imposta sulle Emissioni Aggiunte. Data la migliore efficienza dell’industria europea, temprata da oltre un decennio di politiche ambientali, l’IVA sui prodotti europei sarebbe generalmente più bassa dell’attuale imposizione. A questo farebbe da contraltare una imposizione superiore per i beni fabbricati con bassi standard ambientali e alte emissioni. Quindi, con un impatto tendenzialmente neutro sul gettito fiscale. A questo tema sarà dedicata la prima sessione della nostra VIII conferenza e in occasione della quale renderemo disponibile un documento che illustra la proposta di introduzione dell’ImEA.