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Effetto Pid, cos'è e cosa comporta per i pannelli solari

Secondo l' università di Hasselt, tre pannelli solari su quattro sarebbero soggetti alla perdita di efficienza dell'effetto PID

I pannelli solari possono essere soggetti al cosiddetto effetto PID (Potential Induced Degradation) la degradazione indotta da potenziale. Ciò significa che un pannello solare perde parte della propria capacità di generazione di energia a causa di una forte tensione negativa rispetto al potenziale verso terra. È importante determinare e risolvere questo problema nella fase iniziale. Utilizzando la tecnologia di rigenerazione, questi effetti negativi sono abbastanza facili da combattere. Ciò è particolarmente importante quando si tratta di generare energia solare su scala più grande, come il caso dei parchi energetici, dove i grandi investimenti giocano un ruolo importante. L’effetto PID è un problema comune dei pannelli solari che funzionano con celle fotovoltaiche. Ciascuna di queste celle converte la luce solare assorbita dai pannelli in elettricità. L’effetto PID interrompe il processo di generazione di energia elettrica, ed è causata da un accumulo di ioni positivi (Na +) a seguito di una grande tensione negativa rispetto al potenziale verso terra. Questi ioni positivi possono avere una forte influenza negativa sul funzionamento della cella fotovoltaica. Il pannello solare quindi genererà meno energia elettrica, in particolare se paragonato ad un pannello solare che non è influenzato da questo effetto. Il risultato è che - a seconda della configurazione del sistema - i pannelli solari produrranno meno elettricità del previsto. L'Università di Hasselt / imo-imomec ha sviluppato un set-up di test per determinare la sensibilità dei diversi moduli fotovoltaici all’effetto PID. Nella configurazione, più pannelli solari – di produttori diversi - sono stati collocati in una camera climatica per 96 ore, ad una temperatura di 60 gradi, una umidità del 60% e una tensione di 950 V. Queste condizioni sono state determinate dalla Commissione elettrotecnica internazionale e descritte nello standard IEC 62804. L’effetto PID ha più probabilità di verificarsi quando la temperatura, l'umidità e la tensione sono alte. Solo 12 moduli su 49 sono rimasti al di sotto del limite di degradazione del 5%. Questo mostra la gravità del fenomeno. Quando la soluzione di rigenerazione di Edison Energy, Pidbull, è stata testata nelle stesse circostanze di stress test, è emerso che Pidbull era in grado di riparare in modo affidabile i pannelli solari. Dopo soltanto 96 ore di rigenerazione, il miglioramento medio di tutti i pannelli è stato del 21%. “L’individuazione e il rimedio all’effetto PID è un importante passo verso una modalità efficiente e affidabile di generazione di energia solare”, ha affermato Davy Verheyden, managing director di Pidbull, l'azienda che ha ideato una soluzione a questo problema. "Il nostro è un sistema facile da installare, soprattutto rispetto ai sistemi concorrenti, è durevole, e non è richiesta alcuna alterazione dell'installazione tecnica esistente. I proprietari di pannelli solari dovrebbero prendere seriamente in considerazione il PID, - conclude - e dovrebbero iniziare a prendere misure per contrastarlo quando avviano la costruzione di un parco energetico. Prima si effettua questa operazione, migliore sarà il rendimento nel lungo e nel breve termine”. I risultati di questa ricerca sono stati presentati oggi da Michaël Daenen (UHasselt imo-imomec, laboratorio associato di IMEC) e Davy Verheyden (Pidbull / Edison Enegery Group) in occasione della Conferenza Solar Asset Management a Milano il 9 e 10 novembre. Pidbull fa parte del Gruppo Edison Energy, società di energia rinnovabile. Edison Energy si è affermata come uno dei principali fornitori di energia rinnovabile in Belgio. Nel 2015, Edison Energy ha stretto un accordo con l’assicuratore belga Patronale Life impegnandosi a giocare un ruolo importante nel frammentato panorama dell'energia solare in Belgio. Facendo leva sul proprio know-how tecnico e sul focus su un cash flow solido nel lungo periodo, la partnership controlla un portafoglio condiviso di 80 siti di produzione.

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