green jobs

Le nuove professioni verdi per l’ecologia

400 mila nelle foreste, 100 mila nel trasporto pubblico, 130 mila nel biologico, 150 mila nelle fonti rinnovabili: ecco la carica dei lavoratori green

Scritto da il 23 novembre 2012 alle 8:30 | 5 Commenti

Le nuove professioni verdi per l’ecologia

Lo abbiamo chiamato “lavoro verde”, “eco lavoro” e, all’inglese, “green job”, ma nel lessico italiano queste espressioni sono rimaste neglette fino al 4 novembre 2008 quando il presidente degli Stati uniti d’America, Barak Obama, nel suo discorso di insediamento alla Casa bianca ha citato “green economy” e “green job”.

Da allora anche i grandi quotidiani di questo Paese hanno cominciato ad occuparsene. Non c’è periodico o rotocalco che non se ne sia occupato, che si sia trattato di parlare dell’ecoparrucchiere, dell’ingegnere ambientale, dell’energy manager o del chimico verde.

Eppure, già nel 1986, Umberto Colombo, allora Presidente dell’Enea, dimostrava di avere le idee chiare: «Se si guarda al settore energetico, la domanda potenziale legata alle nuove tecnologie è connessa alle attività di risparmio dell’energia, all’uso dell’energia rinnovabile che gradualmente comincerà a penetrare, ai sistemi decentrati di energia, e anche alla sicurezza in campo energetico, alla produzione di elettricità. In tutto 200.000 occupazioni. Osservando altri settori, le nuove tecnologie possono comportare la creazione di oltre 150.000 nuovi posti di lavoro nella ristrutturazione, restauro e costruzione in edilizia, del risanamento urbano e territoriale; oppure circa 300.000 nel settore ambientale ed ecologico».

I lavori verdi nel mondo

Secondo il Rapporto “Green Jobs: Towards decent work in a sustainable, low-carbon world” dell’Unep si definiscono lavori verdi  quelle «attività lavorative nel settore agricolo, manifatturiero, amministrativo, dei servizi e nelle attività di ricerca e sviluppo che contribuiscono sostanzialmente nell’opera di salvaguardia o ripristino della qualità ambientale. Questi includono attività che aiutano a tutelare e proteggere gli ecosistemi e la biodiversità; a ridurre il consumo di energia, risorse e acqua tramite il ricorso a strategie ad alta efficienza; a minimizzare o evitare la creazione di qualsiasi forma di spreco o inquinamento. (…) Non è sempre facile identificare i lavori verdi perché se alcuni settori, come quello delle energie rinnovabili, sono ben riconoscibili, i cambiamenti che avvengono nelle industrie tradizionali non sono sempre facilmente individuabili. (…) Come ogni altro settore, quello degli investimenti in campo ambientale genera sia un certo numero di posti di lavoro diretti (progettazione, costruzione, mantenimento) che indiretti (nelle industrie che forniscono i componenti). Alcuni impieghi sono facilmente identificabili come lavori verdi, per esempio l’installazione di un pannello solare o la manutenzione di una pala eolica, mentre un componente di acciaio di una pala eolica può venire da un’acciaieria senza neanche che ne questa ne sia a conoscenza».

Secondo Sha Zukang, segretario generale della Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile che si è svolta a Rio nel giugno di quest’anno, l’assemblea mondiale sull’ambiente è stata necessaria essenzialmente per varare le misure necessarie « per creare più posti di lavoro, migliori e verdi». A Rio, al di là delle molte polemiche che incontri di questo tipo si portano sempre dietro, i governi hanno avuto bisogno di condividere lezioni su quali politiche relative alla green economy potranno essere d’aiuto alla creazione di green jobs.

Per Achim Steiner, sottosegretario generale delle Nazioni unite e direttore esecutivo del programma per l’ambiente delle nazioni unite (Unep), dopo Rio, oltre 190 nazioni si trovano d’accordo sul fatto che la green economy può contribuire ad accelerare la diffusione dello sviluppo sostenibile e a eradicare la povertà. «Molti paesi – spiega nella nuova “Guida ai green jobs”, edita in Italia dalle Edizioni ambiente – hanno sostenuto questa posizione anche perché hanno posto in essere iniziative e politiche volte alla costruzione di società a bassa intensità di carbonio, che siano efficienti dal punto di vista energetico e inclusive».

«Anche il settore privato – continua – si sta muovendo nella stessa direzione, e a Rio centinaia di imprese hanno preannunciato il loro impegno. Basta un solo esempio: quasi 30 compagnie leader del settore assicurativo, valutate circa 5.000 miliardi di dollari e con una quota pari al 10% del volume globale dei premi, assieme ad associazioni di assicurazioni di ogni parte del mondo, hanno aderito al processo, sostenuto dalle Nazioni unite, per la promozione dei Principles for Sustainable Insurance. L’obiettivo è quello di definire una serie di strumenti assicurativi e per la gestione del rischio capaci di supportare la sostenibilità ambientale, sociale ed economica. In aggiunta, un gruppo composto da cinque borse valori, presso cui sono quotate più di 4.600 società, ha dichiarato di voler cooperare con gli investitori e le autorità di regolamentazione per promuovere sui propri mercati investimenti sostenibili nel lungo termine».

Nel recente rapporto che l’Unep ha realizzato insieme all’Organizzazione internazionale del Lavoro (Ilo) si stima che nei prossimi venti anni l’economia verde potrebbe generare dai 15 ai 60 milioni di posti di lavoro a livello globale. Almeno la metà dei lavoratori di tutto il mondo, ci tiene a precisare il documento, circa un miliardo e mezzo di persone sarà interessato da questa.

Un’Italia più green

In Italia il dibattito sui “green job” è stato finora limitato alla creazione di posti di lavoro da parte delle imprese del settore delle energie rinnovabili, presso le quali si stima che siano circa 150.000 le persone a vario titolo impiegate, con possibilità secondo uno studio IRES di crescita fino a 250.00 entro la fine del decennio. Secondo l’Isfol complessivamente i lavoratori verdi nel nostro Paese supererebbero appena le 300.000 unità complessivamente, ma il numero potrebbe essere molto più alto soprattutto se analizzassimo i dati forniti delle associazioni di categoria e di quelle datoriali.

Si scopre così che non c’è comparto che non sia attraversato, sia pure in tempi di crisi, da una riconversione sostenibile, con numeri decisamente importanti sotto il profilo occupazionale: 105.000 nel trasporto pubblico locale e oltre 76.000 nei trasporti ferroviari, 400.000 nel settore delle foreste, 103.000 nei rifiuti e 76.000 nel riciclaggio, 80.000 nelle aree protette, 13.000 nella chimica verde, 130.000 nell’agricoltura biologica, 27.000 nel settore delle bonifiche ambientali, 50.000 nell’ecoturismo.

Complessivamente, ma i dati sono fra loro disomogenei quindi è virtualmente impossibile una perfetta somma aritmetica, si stima che siano operativi oggi in Italia quasi un milione di lavoratori verdi, con prospettive di crescita nei prossimi anni. Secondo uno studio di Unioncamere e Fondazione Symbola, “GreenItaly”, il 39,5 per cento di tutte le professioni censite dall’Istat sono oggi oggetto di una riconversione verde e il 90 per cento delle imprese italiane ritiene urgente o necessaria l’assunzione di lavoratori con competenze ambientali. In termini numerici, nel 2011, si è trattato di 227.000 nuove assunzioni verdi sul mercato del lavoro nazionale, con un trend che conferma e anzi risulta in aumento rispetto alle 200.000 del 2010 e del 2009.

Il fatto, inoltre, che l’anno scorso siano mancati all’appello 110.00 diplomati (su una domanda di 236.000 sono stati trovati solo 126.000 giovani) significa che un pari numero di posti di lavoro, in posizioni tecnico-specialistiche, sono rimasti vacanti. In un Paese dove ogni giorno ci viene detto che la disoccupazione è in aumento e i giovani non sanno dove sbattere la testa. Anche perché quei 110mila sono la punta di un iceberg di professioni introvabili (come le definisce Unioncamere che ha svolto la più grande indagine sulla forza lavoro in Italia attraverso il Programma Excelsior). Ed entro marzo 2011 le previsioni di Unioncamere indicavano che ci sarebbero state 152.000 assunzioni delle quali una su tre indirizzata a un giovane sotto i 30 anni.

Esiste, cioè, un Paese che si muove ad un livello più sconosciuto, quasi clandestino, rispetto a quello mediatico. Certo la disoccupazione, soprattutto quella giovanile, esiste e in Italia è molto più accentuata che in altri Paesi. Ma è anche vero che spesso si fa confusione e, per esempio, si spacciano per disoccupati giovani e giovanissimi che ancora studiano o che hanno appena finito il percorso di studi. Che dire poi dei servizi televisivi che invece di entrare dentro quelle aziende dove l’età media è di 28 anni (e ce ne sono!), si limita a intervistare il primo ragazzo per strada chiedendogli se è vero che c’è la disoccupazione (nella domanda è già contenuta la risposta, ovviamente). Si spacciano semplici interviste per indagini demoscopiche e queste ultime per dati statistici. Per cui alla fine né i decisori politici, né gli stake holder di ogni livello e grado sono più in grado di distinguere la finzione dalla realtà, il vero dal falso.

Come quell’altra notizia, emersa all’inizio dell’anno, per cui ci sarebbe crisi anche nei “green jobs”, soprattutto nel settore energetico. Vera, ma solo in parte. L’anno scorso, e lo ricordiamo tutti bene, il precedente governo ha giocato a rimpiattino con i contributi per le rinnovabili, mettendo in allarme investitori e imprenditori, mettendone un po’ in fuga. Contrazione dei contratti, delle forniture e dei nuovi posti di lavoro. In un settore che però rimane solido e con ottime prospettive per il futuro e con un fatturato in aumento.

Se di lavoro si deve parlare, insomma, è per dire che non c’è. Mai per dire dov’è e come lo si ottiene. Il più grande buco nero del nostro sistema lavorativo (per la verità il problema è globale, anche se da noi più accentuato) è il disallineamento fra domanda e offerta. Aziende che cercano, giovani che si offrono, nessun luogo capace di farli incontrare. I centri per l’impiego, per esempio, funzionano bene solo in alcune realtà molto avanzate, ma in generale rimangono enti distribuiti sul territorio incapaci di dialogare con le imprese, laddove cioè si genera occupazione.

Ci sono poi quegli “introvabili” che lo sono perché il sistema formativo non è orientato in maniera utile: la diseguaglianza fra lauree tecnico-scientifiche e umanistiche ne è la prova, così come il pregiudizio contro la formazione tecnico specialistica a favore di quella universitaria permane nel mondo dell’istruzione superiore e in quella di molti orientatori. La scarsa diffusione degli Istituti tecnici superiori (sono appena 59 in tutta Italia) e la scarsa conoscenza degli stessi sono una ulteriore prova del ritardo in cui versa il nostro sistema formativo.

Questi elementi sono una delle cause del ritardo con il quale si sta sviluppando la green economy nel nostro Paese, e quindi lo sviluppo delle nuove professioni verdi.

La rivoluzione che sta coinvolgendo l’intero mondo industriale e dell’artigianato è d’altronde dimostrata anche dagli studi di Confindustria, per la quale il solo efficientamento energetico richiederà una innovazione delle tecnologie e dei processi che richiederà una forza lavoro solo nel nostro paese di 3 milioni di persone. Che bisognerà formare e impiegare. O anche, in molti casi, aggiornare nelle competenze e ri-occupare.

La TOP TEN dei lavori verdi

01 Amministratore verde di condominio
“Quando i condomini proprietari sono più di quattro, l’assemblea nomina un amministratore”: questo è quanto stabilisce la legge italiana. L’amministratore di condominio viene ritenuto oggi una delle figure chiave per la riduzione degli impatti ambientali e del risparmio energetico. Oltre alla gestione amministrativa, contabile e finanziaria del condominio, l’amministratore verde deve promuovere la sostenibilità degli immobili. La nuova figura si occupa dell’informazione e della promozione presso i condomini delle occasioni tecniche, economiche e gestionali che l’efficienza energetica offre; realizza strategia di efficientamento per l’immobile amministrato; conosce, informa e utilizza eventuali incentivi, sgravi fiscali e finanziamenti per la sostenibilità; sceglie e propone servizi, come quelli di pulizia e manutenzione, ispirati a criteri di compatibilità ambientale, scegliendo detersivi sostenibili, riducendo gli sprechi di acqua ecc. È esperto e promuove l’intero ciclo del risparmio energetico. Ha competenze di edilizia sostenibile, su cui si tiene aggiornato e informa i condomini. Persegue l’ottimizzazione della raccolta differenziata dei rifiuti.

02 Avvocato ambientale
L’avvocato ambientale svolge le attività di consulenza, rappresentanza e assistenza nell’interpretazione delle norme del diritto, specializzandosi in quelle di conservazione e tutela dell’ambiente. Può svolgere la sua
attività in sede giudiziale, ovvero quando è chiamato a rappresentare una causa in tribunale, o stragiudiziale, quando per esempio collabora alla redazione di un contratto o offre consulenza a un’azienda al fine di verificare la regolarità delle sue attività. Può ricoprire ruoli dirigenziali in azienda e nella pubblica amministrazione.

03 Certificatore energetico
Il certificatore energetico è una figura divenuta molto importante almeno dal 2005, da quando, nonostante false partenze e ripensamenti, l’Attestazione di certificazione energetica (Ace) è stata resa obbligatorio per l’atto di vendita di qualunque edificio o porzione di edificio. A questa si aggiunge anche l’Aqe, vale a dire l’Attestato di qualificazione energetica, necessario ai fini delle detrazioni fiscali dei costi di ristrutturazione. L’Aqe può essere redatto anche dal progettista o dal direttore dei lavori, mentre l’Ace deve essere emessa da persone di terza parte, e quindi né dal direttore dei lavori, né dal progettista, né dall’installatore, né dal fornitore di materiale per la costruzione.

04 Disaster manager
Nell’ambito della protezione civile il disaster manager, o emergency manager, è l’esperto che predispone e verifica i piani di emergenza, prestando la propria opera per fornire consulenza e orientamento ai diversi soggetti coinvolti nella gestione delle catastrofi e degli incidenti. L’attività di questa figura è necessaria per la riduzione dei danni grazie alla sua attività di monitoraggio delle fonti di vulnerabilità del territorio. Individua gli scenari di rischio, raccoglie dati, pianifica l’intervento delle task-force tecnico-scientifiche, controlla il rispetto delle leggi e delle procedure amministrative da seguire in caso di emergenza o allarme, si occupa dei manuali operativi per la prevenzione e per le procedure di emergenza, valuta e predispone modalità e strumenti tecnici adatti per ogni situazione di crisi.

05 Ecoauditor
L’ecoauditor, o verificatore ambientale d’impresa, controlla gli impianti e i processi produttivi di un’azienda rispetto alle norme ambientali. Verifica, inoltre, la tipologia dei rifiuti prodotti e la loro quantità, le emissioni gassose, i consumi e gli scarichi dell’acqua, nonché i consumi energetici. Può anche essere di supporto nell’indicare all’azienda quali correzioni e modifiche apportare alle tecnologie e ai processi di produzione. La sua figura si è resa di fatto obbligatoria per via della legislazione europea sul controllo della compatibilità tra cicli di lavorazione dei prodotti, impianti e strutture delle imprese e la protezione dell’ambiente

06 Esperto in demolizione per il recupero dei materiali
L’esperto in demolizione per il recupero dei materiali si occupa della progettazione e della realizzazione degli interventi di decostruzione e di dismissione di costruzioni e manufatti ormai in disuso o da rammodernare, garantendo la valorizzazione e la riutilizzazione dei materiali recuperati. Deve verificare che i singoli materiali siano raccolti in modo omogeneo (isolanti, materie plastiche, vetro, materiali lapidei, inerti misti da demolizione) e lavorare a stretto contatto con il manager della borsa rifiuti dell’edilizia per ottimizzare il collocamento economico dei prodotti recuperati. Lavora in gruppo orientando le diverse fasi e i diversi responsabili di cantiere sia sulle tecniche di demolizione sia per il riutilizzo e la gestione razionale dei materiali.

07 Meccatronico
La meccatronica unisce diverse discipline come la meccanica, l’elettronica e l’informatica. Praticamente tutti i settori ad alta innovazione si avvalgono di questa transdisciplina, soprattutto quelli che sono oggi interessati alla riconversione green della loro produzione e dei loro prodotti, in primis il settore dell’automotive, della domotica e dell’automazione industriale. Il meccatronico, o tecnico meccatronico, è il professionista che progetta ed elabora sistemi di controllo più o meno complessi, lavorando su interi prodotti o cicli o su parti di essi. Individua e seleziona i componenti meccanici, elettronici ed elettromeccanici che serviranno per l’attività, assembla i componenti, cura la documentazione tecnica e i manuali d’uso, collauda i prodotti che ha progettato e realizzato, può occuparsi dell’installazione del prodotto finito e occuparsi della manutenzione.

08 Energy manager
L’energy manager è una figura introdotta per legge nel 1991 ed è obbligatoria per tutti gli enti pubblici, i soggetti del terziario che consumano più di 1.000 Tep di energia all’anno, per i comuni superiori ai 10-15.000 abitanti e per le industrie che consumano più di 10.000 Tep l’anno. L’incarico di responsabile per l’energia, che consiste nella raccolta e nell’analisi dei dati sui consumi energetici e nella promozione dell’uso efficiente dell’energia nella propria struttura, può essere svolto da un dipendente o da un consulente esterno. Oggi si può immaginare che la sua funzione vada messa in riferimento con quella del certificatore energetico con il quale può lavorare in team.

09 Ingegnere per l’ambiente
L’ingegnere per l’ambiente non è soltanto l’ingegnere propriamente “ambientale”, ma tutti i professionisti del settore che siano esplicitamente impegnati nella pianificazione, nello sviluppo o nella gestione di opere e impianti in qualunque settore purché realizzati secondo i criteri dello sviluppo sostenibile. L’ingegnere per il territorio, per esempio, opera per la salvaguardia e la pianificazione del territorio occupandosi dell’analisi, dei progetti e della gestione degli interventi per il controllo dei rischi naturali e la protezione idrogeologica. L’ingegnere chimico si occupa del controllo della qualità industriale, della produzione di energia e del riciclaggio di rifiuti industriali. L’ingegnere civile progetta ed esegue opere tecniche e strutture portanti per i trasporti, le strutture urbane e territoriali, i sistemi di gestione delle acque. L’ingegnere dei materiali è competente nell’uso corretto delle materie prime disponibili, nello sfruttamento razionale delle risorse energetiche nei processi di trasformazione e lavorazione, nell’attenta valutazione degli effetti della produzione sull’ambiente, nel funzionamento e nello smaltimento dei materiali. L’ingegnere elettrico compie studi e ricerche sulle nuove fonti energetiche

10 Manager della borsa rifiuti dell’edilizia
Il manager della borsa rifiuti dell’edilizia consente di attivare quel circolo virtuoso per cui i materiali edili provenienti dall’abbattimento di vecchi edifici o dalla loro ristrutturazione possano essere reintrodotti sul mercato. Lavorando a stretto contatto con l’esperto in demolizione per il recupero dei materiali, si occupa del piano di dismissione dei materiali e, insieme al gestore della borsa rifiuti locale, ne valuta le caratteristiche per meglio indirizzarli sul mercato. Dà indicazioni tecniche al cantiere in modo da facilitare la selezione e la gestione razionale delle macerie. Offre la sua consulenza per ottimizzare la decostruzione, il reimpiego, il riciclaggio dei materiali e dei manufatti edilizi. Redige i capitolati d’appalto che prevedano la produzione di rifiuti appetibili per il mercato delle materie seconde. Collabora con le pubbliche amministrazioni per promuovere l’uso mirato dei materiali riciclati e/o riusati attraverso specifiche normative.


Commenti

Ci sono 5 commenti.

  • LauraGi
    scrive il 12 dicembre 2012 alle ore 15:17

    Spett. Tekneco, ho letto con piacere questo articolo. La domanda è dove e a chi rivolgersi per richiedere informazioni sulle competenze esposte? Ringraziando, saluto cordilamente LauraGi

  • Marco Gisotti
    scrive il 17 dicembre 2012 alle ore 08:14

    Gentile Laura, Le professioni verdi, come ha visto, sono numerose ed è oggettivamente difficile consigliarLe un indirizzo unico a cui rivolgersi. Innanzitutto Lei che studi ha fatto? Qual è il campo verso il quale è indirizzata o vorrebbe indirizzarsi? Va da sé che c'è una profonda differenza fra un chimico industriale e un bioarchitetto. A costo di apparire autoreferenziale, l'unico consiglio che mi sento di darLe, sapendo così poco di Lei, è di sfogliare la "Guida ai green jobs" (Edizioni ambiente) che ho scritto insieme a Tessa Gelisio, nella quale per ognuna delle 125 professioni descritte sono indicate le competenze, l'iter di studi migliore e la reale capacità del mercato di assorbire ognuna delle professioni. Un gentile saluto, marco g.

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L'autore

Marco Gisotti

Direttore scientifico di Green factor, ha creato e dirige dal 2005 il Master in Comunicazione ambientale del Centro studi CTS con il Dipartimento di scienze della comunicazione della Sapienza di Roma e l’ENEA. È autore, con Tessa Gelisio, di “Guida ai green jobs. Come l’ambiente sta cambiando il mondo del lavoro” (Edizioni ambiente).

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