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Tecnologo del legno, nuovo green job in bioedilizia

Una nuova figura professionale si fa spazio: il tecnologo del legno. Gabriele Bonamini, wood scientist, spiega questo ruolo e la sua importanza in bioedilizia

Tra i green jobs che si stanno affermando c’è quello del tecnologo del legno. Lo ha sottolineato bene l’ultimo rapporto GreenItaly, della Fondazione Symbola, segnalando questa figura, che si forma nelle università “perché alla passione per il legno si deve comunque aggiungere una specializzazione di alto profilo”. Questa figura professionale abbisogna di una formazione di base e di competenze che possono anche essere quelle tradizionali, “ma la lavorazione del legno deve essere assunta in tutti i suoi aspetti, dalla scelta della materia prima al taglio, dal controllo produttivo di processo al montaggio, fino all’uso dei programmi di progettazione come il CAD”.

Per comprendere meglio caratteristiche e potenzialità di questa nuova professione, abbiamo chiesto a un autentico esperto: Gabriele Bonamini, wood scientist con 35 anni di esperienza, che ne fanno un antesignano del mestiere.

Gabriele Bonamini

Quali basi formative deve avere il tecnologo del legno?

Il tecnologo del legno è una figura professionale che nasce, a livello universitario, nei corsi di laurea in scienze forestali e ambientali. Lo studente costruisce il proprio curriculum acquisendo competenze specifiche in materia forestale, studiando gli ecosistemi forestali, la fisiologia e le caratteristiche degli alberi, le proprietà fondamentali del legno, per arrivare infine a sviluppare competenze tecnologiche correlate alle numerose applicazioni industriali, artigianali e perfino artistiche di questo materiale.

Quali opportunità professionali offre il mestiere del tecnologo del legno?

Può percorrere principalmente due strade: lavorare come tecnico presso un’azienda, oppure – come nel mio caso – da libero professionista. Pratico questo mestiere come freelance dal 1982, operando come consulente per studi professionali, aziende, laboratori di ricerca, istituzioni pubbliche e private. Siamo ancora pochi, rispetto alle necessità del mercato. I comparti potenzialmente interessati sono molti, in primo luogo il settore arredo, anche se quello che recentemente si è sviluppato di più sono le costruzioni con struttura portante di legno. È un settore cresciuto in maniera vertiginosa negli ultimi anni non solo in Italia, ma anche nel mondo. Conoscere bene il legno diventa quindi presupposto per un’opportunità professionale molto interessante.

Come si integra in edilizia il ruolo del tecnologo con quello dell’architetto, ingegnere, geometra?

Quando un architetto o un ingegnere in genere disegna, progetta e dimensiona una nuova struttura prevalentemente in legno, la competenza del tecnologo permette di segnalare possibili criticità che si rivelerebbero solo a costruzione ultimata. Mi riferisco soprattutto alla progettazione della durabilità degli edifici di legno. Un altro tipo di assistenza specifica del tecnologo è quello legato alla classificazione del materiale strutturale destinata alle costruzioni in legno. Nel ciclo di vita del prodotto ci deve essere, infatti, una figura abilitata ad apporre il marchio CE su ogni elemento portante: il tecnologo ha tutte le carte in regola non solo per fungere da responsabile aziendale in questo settore, ma anche per formare altre figure tecniche a questo tipo di compiti.

Il tecnologo del legno entra in gioco non solo nelle nuove costruzioni, ma anche nelle ristrutturazioni, negli adeguamenti sismici, nella conservazione dei beni culturali: sappiamo bene quanto sia vasto il patrimonio immobiliare italiano che abbisogna d’interventi di questo tipo. Il professionista, nei casi di edifici a vincolo storico-artistico, affianca l’architetto, l’ingegnere, il restauratore o lo storico dell’arte, effettuando indagini e diagnosi in opera e verificando lo stato generale delle parti strutturali, oltre a verificarne la sicurezza, sulla base di quanto richiesto dalle norme vigenti.

Veniamo al materiale principe: il legno. Sta vivendo una fase di nuovo splendore?

Sì. Il legno negli ultimi anni ha riacquisito un ruolo importante, sia per la sua spiccata caratteristica ecosostenibile che per la sua versatilità.

Quali sono le caratteristiche e potenzialità del prodotto legno italiano?

L’Italia, pur contando su un’ampia copertura forestale, non produce legno in misura sufficiente a soddisfare la domanda. Siamo - non solo nel legno - un Paese eminentemente trasformatore e i nostri prodotti sono molto apprezzati anche all’estero, come mostrano le cifre del nostro export. Ciò provoca una richiesta di importazione elevata anche di legno e prodotti a base di legno strutturali, che viene soddisfatta soprattutto dai Paesi europei a forte economia forestale, tradizionalmente orientati all’esportazione della materia prima. Vorrei sottolineare come nelle costruzioni, in Italia e in tutta Europa, le specie legnose utilizzate sono pochissime: la stragrande maggioranza delle strutture sono costruite con legno di abete rosso, impiegato pressoché in maniera esclusiva per prodotti di legno lamellare e incollato. Si tratta di una specie molto diffusa, dalle nostre Alpi fino alle soglie del Circolo Polare Artico. Il suo legno è leggero ed elastico, ottimamente lavorabile, facilmente essiccabile e – se utilizzato con criterio – di durata praticamente eterna. La gestione dei boschi di abete rosso, in Italia e altrove, può e deve essere condotta attraverso precisi criteri di sostenibilità, cosicché si possano coprire le esigenze produttive senza mettere minimamente in pericolo l’integrità delle foreste. Abbiamo da noi esempi longevi e di successo, come ad esempio la Magnifica Comunità di Fiemme, che vanta una storia millenaria di utilizzazione costante dei propri boschi e che, grazie alle sue foreste (oggi certificate FSC e PEFC – due marchi che garantiscono la sostenibilità della gestione forestale) prospera fornendo legname pregiato alle aziende, combustibile pulito per la produzione di energia e panorami di indescrivibile bellezza ai turisti che arrivano da ogni parte del mondo.

Oltre all’abete rosso, c’è una specie in Italia potenzialmente interessante ma finora non adeguatamente utilizzata?

C’è il castagno, esteso particolarmente nell’area appenninica e presente in maniera abbondante anche in Spagna, Francia, Grecia e altri Paesi dell’area mediterranea. Tutti questi Paesi hanno avviato programmi di valorizzazione dedicati, compresa l’Italia, che ha investito molto in ricerca e promozione su questa specie dalle caratteristiche molto interessanti, specialmente nel quadro di un’edilizia rispettosa anche delle culture e dei saperi locali. Molte costruzioni del Centro e Sud Italia, infatti, hanno tetti e solai realizzati con assortimenti di castagno. Tuttavia, per motivi di varia natura lunghi da spiegare, la piena utilizzazione di questa risorsa forestale è ancora di là da venire. Speriamo nel futuro.

Dal punto di vista della sua esperienza trentennale, ha notato una crescita di richieste di questa figura professionale?

Certamente sì. Oltretutto, la crescita dell’uso del legno in edilizia si manterrà ed è appena agli inizi: ciò contribuisce a far ben sperare in uno sviluppo della richiesta di tecnologi del legno per parecchi decenni. Richiesta che – a mio avviso - può essere colmata solo attraverso l’organizzazione di nuovi corsi di laurea ad hoc. Quando ho iniziato la professione, in fondo, il mercato esprimeva esigenze piuttosto generiche. Oggi le richieste di consulenza o assistenza sono molto più precise e settoriali, per cui anche la formazione del tecnologo del legno deve adeguarsi e stare al passo con i tempi. Ho avuto notizia che un corso del genere, di tre anni e con una grossa componente di stage aziendale, starebbe per partire dietro iniziativa dell’ateneo fiorentino. Personalmente la ritengo un’ottima notizia.

Autore

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi

Andrea Ballocchi, giornalista e redattore free lance. Collabora con diversi siti dedicati a energie rinnovabili e tradizionali e all'ambiente. Lavora inoltre come copywriter e si occupa di redazione nel settore librario. Vive in provincia di Milano.

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