Pellet, le problematiche della qualità

Per acquistare un buon pellet occorre tenere presente il potere calorifico, i residui di cenere e il certificato di qualità

Scritto da il 27 dicembre 2011 alle 9:00 | 0 commenti

Pellet, le problematiche della qualità

Secondo le stime di Itabia, Italian biomass association, nel 2010 sono state consumate 1,2 milioni di tonnellate di pellet, pastiglie di legna tritata e compressa. Come orientarsi allora per scegliere il pellet migliore? Innanzi tutto bisogna prediligere un pellet certificato. In Italia abbiamo il Pellet Gold, basato sulle normative Cen/ts 14961, Dinplus, Önrom m 7135 e sui limiti introdotti dal Pellet Fuel Institut (Pfi) americano.

Il nostro è un sistema di attestazione volontaria a cui si sottopongono i produttori che vogliono questo marchio. Non certifica la qualità, perché l’Aiel (Associazione italiana energie agroforestali), che ha sviluppato il progetto, non è un ente di certificazione. Tuttavia i controlli sono a campione e le analisi sono affidate a laboratori esterni che verificano la composizione chimica, il potere calorifico, il residuo di ceneri, e le caratteristiche fisiche. L’obiettivo è sincerarsi che sia legno vergine e dunque non trattato con vernici o colle, che bruciate insieme al pellet sprigionerebbero inquinanti pericolosi per la salute e per ambiente. Altri due fattori da tenere in considerazione sono il residuo di cenere che se basso è indice di buona qualità e il potere calorifico espresso in kWh per ogni kg di pellet bruciato. Più è alto, più produce energia termica.

Visivamente invece deve essere costituito da cilindri con diametro costante, avere una superficie liscia, all’interno delle confezioni non deve esser presente molto legno in polvere, e infine le confezioni devono esser integre perché il pellet tende ad assorbire l’umidità la quale, riduce il potere calorifico e aumenta i fumi.


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L'autore

Anna Simone

Anna Simone è una Sociologa Ambientale e si occupa di tematiche ambientali dal punto di vista sociale e culturale, contestualizzando quello che succede al posto in cui è successo per comprenderlo, analizzarlo e spiegarlo. È autrice del blog Ecospiragli.

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