Referendum

Arriva il referendum sulle trivelle. Forse

La Corte costituzionale vara il referendum contro le trivelle, ma il Governo già pensa a come neutralizzarlo, mentre il Pd è spaccato sulle fonti fossili

Scritto da il 20 gennaio 2016 alle 9:00 | 0 commenti

Arriva il referendum sulle trivelle. Forse

Gli italiani voteranno, forse, sulle trivelle. La Corte costituzionale, infatti, ha dichiarato ammissibile la richiesta di un referendum e, al tempo stesso, improcedibili altre cinque richieste referendarie in materia di ricerca, prospezione e trivellazioni marine, prendendo atto per queste ultime dell’atto di pronuncia dell’ufficio centrale per il referendum della Cassazione che aveva dichiarato: «Non hanno più corso le operazioni concernenti le prime cinque richieste referendarie, dichiarando conseguentemente l’estinzione del giudizio». Il quesito referendario ammesso è l’unico del quale l’ufficio centrale per il referendum ha affermato la legittimitá sulla base della normativa messa in campo dal Governo, ossia la Legge di stabilitá 2016. Nello specifico il referendum superstite si incentra sulla previsione che le concessioni petrolifere giá rilasciate durino fino all’esaurimento dei giacimenti, in tal modo prorogando di fatto, come rilevato dall’ufficio centrale per il referendum, i termini giá previsti dalle concessioni stesse. Quindi, se il Governo non farà ulteriori modifiche si andrà al voto. Un voto che sarà un vero e proprio si o no allo sfruttamento degli idrocarburi in Italia, anche se da indiscrezioni trapelate da ambienti parlamentari l’esecutivo starebbe lavorando a: «Una modifica del decreto Sblocca Italia che risponda alla sentenza della Corte Costituzionale».

Ma la situazione politica è abbastanza confusa. Il Pd, infatti, a livello di Governo è per le trivelle sui territori no. «Il referendum sulle trivellazioni è un passo importante. – dice il presidente della commissione regionale Ambiente Andrea Biancani (Pd) mentre la decisione della Consulta di ammettere il quesito referendario contro le trivelle è accolta con soddisfazione dal Pd delle Marche – Un passo importante nel cammino avviato dalle Regioni italiane per essere giuste rappresentanti dei cittadini nelle scelte che riguardano i territori e nell’affermazione dell’importante rapporto di leale collaborazione che deve esistere tra Stato e Regioni. L’impegno prosegue anche attraverso la presentazione, giá fatta, del conflitto di attribuzione con lo Stato soprattutto per quanto riguarda il ripristino del Piano delle Aree per la ricerca e l’estrazione dei gas e degli idrocarburi che deve poter vedere le Regioni dire la loro». Di parere opposto il vicesindaco di Ravenna Gianantonio Mingozzi, che nonostante diriga un ente locale è per i pozzi petroliferi, afferma: «Ravenna e l’Emilia-Romagna hanno il dovere di difendere un comparto imprenditoriale e di ricerca tecnologica fondamentale. Dimenticarsi degli occupati di questo settore e soprattutto far finta che con i referendum in fondo non cambi nulla, sarebbe una pazzia. Dunque occorre fare il possibile affinchè ai piú alti livelli decisionali del Governo la tutela e le garanzie verso questo settore siano effettive e concrete».

E dal fronte ambientalista interno al Pd ci si appella, in maniera quasi salomonica agli accordi internazionali. «Il fatto che la Corte Costituzionale abbia depennato 5 dei 6 referendum promossi sulle trivelle conferma che le modifiche apportate dalla legge di stabilità al decreto Sblocca Italia hanno centrato l’obiettivo. Resta in piedi un solo quesito, che riguarda la durata delle concessioni, questione sulla quale  potrebbe essere utile un’intesa internazionale alla luce di COP21 di Parigi. – afferma la senatrice del Pd Laura Puppato, componente della Commissione Ambiente e capogruppo nella Commissione Antimafia – Essere coerenti con l’obiettivo condiviso a Parigi di contenere entro1,5 gradi centigradi l’aumento della temperatura sul Pianeta implica che il 70%  delle fonti fossili debbano rimanere dove sono. Per questo non sarebbe sbagliato che i 194 paesi sottoscrittori procedessero in modo concordato per arrivare alla progressiva dismissione delle fonti fossili».

Di tutt’altro tenore le associazioni ambientaliste che salutano la pronuncia della Consulta. «La Corte Costituzionale oggi respinge di fatto i tentativi furbeschi messi in campo dal governo per eludere il merito della questione delle trivelle entro le 12 migliae rimette al giudizio dei cittadini quei meccanismi legislativi truffaldini con cui si è aggirato sino ad oggi un divieto altrimenti chiaro, lasciando campo libero ai petrolieri fin sotto costa. – affermano le associazioni ambientaliste Greenpeace, Legambiente, Marevivo, Touring Club italiano e Wwf che trovano un’inedita sponda nel governatore della Puglia Michele Emiliano, sempre del PD che afferma: «Ora c’è l’occasione di fare una bella discussione, finalmente, sulle cose veramente importanti, sino ad ottobre quando si svolgerà il referendum, per capire qual è il destino energetico del nostro Paese. Mi auguro dunque che la paura della coincidenza di questo referendum con quello sulle riforme costituzionali non stronchi questa discussione. Lo faremo con i Consigli regionali, ai quali faccio le mie congratulazioni – prosegue il governatore – perché sono i veri promotori del referendum. I Consigli regionali, per la prima volta nella storia di Italia, hanno capito che basta che cinque di essi non siano d’accordo su una legge dello Stato perché sia possibile chiedere il parere ai cittadini. E questa possibilità va utilizzata anche per altre leggi, perché spesso i governi legiferano senza un adeguato coinvolgimento dal basso degli organismi intermedi e più in generale dei partiti. – ed Emiliano conclude con una stoccata al suo stesso partito – Quando il popolo irrompe sulla scena della democrazia, chi è iscritto al Partito Democratico deve essere contento per definizione».

Insomma se da un lato l’unico referendum superstite mette, finalmente, al centro della discussione le trivelle e i fossili al di la della retorica che abbiamo sentito da parte dell’Italia sulla Cop 21, da un altro punto i vista scava un solco profondo tra il Governo e gli enti locali sulle questioni energetiche. Con ogni probabilità il governo farà di tutto per disinnescare in primo luogo il referendum e in seguito sarà tentato di fare il colpo di mano modificando il Titolo V della Costituzione in modo di avocare a se tutte le deleghe in materia d’energia.


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L'autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983.


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