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Disegnare la città del futuro | Tekneco

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Disegnare la città del futuro

Il 2 ottobre a Klimahouse Puglia un importante convegno organizzato da Teknedu e Tekneco sulle città nei Paesi mediterranei e il loro efficientamento energetico. Partecipano, fra gli altri, Paolo Portoghesi, Giuseppe Longhi, Enrico Zara e Gianfranco Marino

Scritto da il 25 settembre 2014 alle 7:00 | 0 commenti

Disegnare la città del futuro

È possibile sviluppare una visione olistica, superando la divisione settoriale tra le discipline che dovranno gestire la transizione energetica e la trasformazione delle città in Smart Cities? A questo quesito una risposta organica arriva dai relatori del convegno, utilizzando, come collante tra la sostenibilità, l’efficienza e l’urbanistica, l’approccio sociologico.

Si tratta di una logica che da qualche anno è presente, assieme a quella dell’ecosostenibilità, in molti progetti di “punta”, ma che stenta a trovare un posto stabile nell’edilizia diffusa e tradizionale. Certo la situazione sta cambiando, anche sotto la spinta di due fattori determinanti. Il primo è che, anche grazie alla crisi, una fascia sempre maggiore di utenti finali presta una sempre maggiore attenzione alla componente legata al risparmio energetico, mentre il secondo è che determinato dal fatto che, grazie all’aumento delle dimensioni di scala del mercato si è imboccata la strada virtuosa della discesa dei prezzi di materiali e impianti per l’edilizia sostenibile, arrivando al risultato che ormai gli extracosti dell’edilizia sostenibile sono di poche decine di euro al metro quadro. E l’approccio, anche, sociologico è fondamentale se non si vogliono ripetete “disastri” urbani come quelli di Corviale e Tor Bella Monaca a Roma, San Polo a Brescia e delle Vele di Scampia, solo per fare qualche esempio, d’interventi urbanistici che hanno “mostrato la corda” immediatamente dopo la costruzione e sono da rivedere in maniera radicale.

«È necessario rivalutare il cambiamento dei principi progettuali, avvenuto a partire dalla fine degli anni ’60 grazie a Robert Solow e Jane Jacobs, con la sostituzione della priorità del capitale fisico con quella del capitale umano per accrescerne il sapere. – afferma Giuseppe Longhi, Docente di Urbanistica presso l’Istituto Universitario di Architettura di Venezia – Da questo principio discende un modello “di responsabilità sociale” nel quale il motore del progetto, sia urbano, sia architettonico, è lo sviluppo delle risorse umane e dei loro saperi per contrastare il tendenziale esaurimento delle risorse, sfruttando le opportunità delle nuove tecnologie, le quali, basandosi su miniaturizzazione, immaterialità, bioticità, riducono il consumo di risorse naturali, sviluppandolo secondo i principi della resilienza».

Il concetto di resilienza, secondo Longhi, non è univoco, nella cultura tecnica significa la capacità della materia di resistere a forze di cambiamento, nella cultura psicologica e umanistica, invece, significa la capacità di far fronte in maniera positiva a eventi traumatici, di dare risposte organizzative e positive alle difficoltà. In questo contesto, secondo Masud Esmaillou, Visiting Professor della Facoltà di Architettura dell’Università di Varva in Bulgaria, sono necessarie convergenze tra energia e conoscenza in chiave di una maggiore sostenibilità. «Bisogna tenere conto del fatto che la diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura. – afferma Esmaillou – La didattica quindi deve adattarsi nel luogo dove viene insegnata: ciò che va bene per Oslo non va bene per Città del Capo e per questi motivi il nostro progetto si chiama “Sustainable Convergence of Energy & Knowledge”. Esistono convergenze sia negative, sia positive e sotto questo fronte è illuminante la ricerca pubblicata nell’ottobre 2013 da Nature nella quale si denuncia il fatto che entro il 2047 molte città saranno invivibili».

Anche per questa “degenerazione” dei tessuti urbani è necessaria una conoscenza interdisciplinare. «É necessario promuovere una filosofia progettuale multidisciplinare, che permetta di integrare gli aspetti di tutte le discipline fin dalla concezione dell’edificio. – afferma Enrico Zara, responsabile in Italia del team “Energy Strategies & Building Services” di Arup – E per fare ciò bisogna dotarsi di strumenti efficaci per governare il processo progettuale e indirizzare le prestazioni degli edifici verso livelli di qualità sempre più elevati. In particolare, elevati obiettivi di efficienza energetica e sostenibilità richiedono un processo iterativo che, partendo dai principi della fisica dell’edificio, possano essere verificati con analisi e strumenti informatici».

Uno degli aspetti nel quale con ogni probabilità l’Italia può sviluppare delle esperienze molto avanzate è la riqualificazione energetica delle sedi del patrimonio artistico e culturale. «Si tratta di un settore nel quale abbiamo praticamente “sotto mano” la possibilità di realizzare esperienze uniche che possono fare scuola nel mondo. – afferma Gianfranco Marino, architetto e Presidente di Teknedu -

Per le imprese italiane la riqualificazione degli edifici storici potrebbe diventare un biglietto da visita potente ed efficace per affrontare i mercati globali, con soluzioni e prodotti di qualità, già testati in uno dei settori più complessi. Quello degli edifici storici».

Efficienza energetica e sostenibilità, quindi, possono, attraverso l’incontro, o per meglio dire la convergenza, con le scienze umane quali la sociologia, portare a ottimi risultati per la sostenibilità.

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L'autore

Sergio Ferraris

Sergio Ferraris, nato a Vercelli nel 1960 è giornalista professionista e scrive di scienza, tecnologia, energia e ambiente. È direttore della rivista QualEnergia, del portale QualEnergia.it e rubrichista del mensile di Legambiente La Nuova Ecologia. Ha curato oltre cinquanta documentari, per il canale di Rai Educational Explora la Tv delle scienze. Collabora con svariate testate sia specializzate, sia generaliste. Recentemente ha riscoperto la propria passione per la motocicletta ed è divenatato felice possessore di una Moto Guzzi Le Mans III del 1983.


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