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Un giardino su ogni tetto: così le città diventano più verdi

Si moltiplicano le iniziative per colorare i centri urbani e contribuire a ridurre l'inquinamento ambientale

Scritto da il 07 giugno 2011 alle 9:14 | 2 Commenti

Un giardino su ogni tetto: così le città diventano più verdi

Prati e giardini veri crescono sui tetti dei palazzi o sulle terrazze. Miglioramento della qualità dell’aria, filtraggio delle polveri, maggiori spazi per uomini, animali e piante, paesaggi meno grigi e nuovi profumi: questi i vantaggi immediati derivanti dall’ondata verde che ha iniziato a travolgere le nostre città.

Cosa sono i tetti verdi
In inglese li chiamano green roofs e servono per rispondere alla crescente domanda di verde di coloro che non vivono in campagna. Se il cemento cittadino ha strappato terreno alla Natura, lei se lo sta riprendendo in quota dove, alberi e fiori veri trovano il proprio posto.Le coperture a verde sono di varie tipologie che vanno dai semplici prati fino a giardini completi di alberi. Tetti, muri, pareti, terrazzi urbani, che siano di lamiera, ghiaia o cemento non importa: si può inverdire qualsiasi materiale. Per realizzarli servono ditte specializzate, materiali adatti e regole ingegneristiche da rispettare.

Diffusione in Italia
Quando si viene a conoscenza di novità entusiasmanti, ci si domanda subito se siano arrivate in terra italiana. Le coperture a verde, per fortuna, sono già entrate nella nostra pianificazione urbana anche se «La diffusione è comunque ancora assai lontana dai livelli raggiunti in altri paesi europei. In Germania, per fare un esempio, ogni anno vengono realizzati circa 10 milioni di metri quadrati di verde pensile. In Italia siamo nell’ordine di poche centinaia di migliaia all’anno». Afferma Paolo Abram, presidente della Federazione europea delle associazioni per il verde pensile, rilevando come «Negli ultimi vent’anni la diffusione è costantemente aumentata, grazie al fatto che qualche anno fa è entrata in vigore una norma specifica di settore, la UNI 11235, che rappresenta un utile strumento di progettazione, realizzazione, collaudo e manutenzione. Oggi sono pochi i progettisti che non conoscono questa tecnologia».

Tetti verdi e incentivi
«In Italia vi è poco o nulla. Da citare la procedura Rie del Comune di Bolzano che considera le coperture a verde come importante strumento di compensazione ambientale, ma non prevede incentivi. Anche la spesso citata possibilità di ottenere sgravi fiscali (il famoso 55 per cento) nella realtà dei fatti non trova concreta possibilità di applicazione». Chiarisce Paolo Abram e prosegue constatando che: «In molti paesi europei sono previsti incentivi sia diretti che indiretti, specialmente in Germania, Austria e Svizzera. In questi paesi moltissimi enti locali si sono dotati già 20-30 anni fa, di strumenti urbanistici in questo senso. La motivazione principale è legata al fatto che i tetti verdi hanno elevate capacità di gestione idrica e i risparmi per la collettività sono significativi».

Deflusso idrico sui tetti verdi
L’acqua sui tetti o terrazzi inverditi è un beneficio e non provoca, come si potrebbe sospettare, il problema dell’eccessiva pesantezza alla struttura, con conseguente rischio crollo. La copertura a verde può trattenere dal 50 al 90 per cento delle acque meteoriche rilasciando in tempi ritardati la rimanente frazione. Grazie alla sua capacità di ritenzione idrica, l’acqua rimane nel ciclo naturale restituendola all’ambiente per evopo-traspirazione. Con questo processo l’aria si rinfresca e si riduce la percezione di aria polverosa, tipica delle città.
Abbiamo chiesto all’ingegner Peter Kompatscher, dell’Agenzia provinciale per l’ambiente della Provincia autonoma di Bolzano, di spiegarci come viene trattata la parte di acqua piovana che non trattenuta dal tetto verde e lui afferma «Viene smaltita con una condotta di troppo pieno (scarico) ossia è semplicemente immessa in reti fognarie miste oppure in reti fognarie per acque meteoriche. In alternativa è possibile l’immissione di tali acque in cunette d’infiltrazione oppure in pozzi o trincee d’infiltrazione. Le prescrizioni possono variare sia a livello regionale/provinciale sia a livello comunale.». Le acque meteoriche potrebbero anche essere riciclate, aggiunge Peter Kompatscher, se «Convogliate in un serbatoio dotato di filtro per un successivo recupero a scopo irriguo e/o per i sciacquoni dei servizi igienici. Tale soluzione, di solito, non risulta economicamente vantaggiosa a meno che non sia già previsto il recupero e riutilizzo delle acque piovane per la struttura al momento del suo nascere».

L’approfondimento proseguirà domani


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L'autore

Anna Simone

Anna Simone è una Sociologa Ambientale e si occupa di tematiche ambientali dal punto di vista sociale e culturale, contestualizzando quello che succede al posto in cui è successo per comprenderlo, analizzarlo e spiegarlo. È autrice del blog Ecospiragli.


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