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Piccoli reporter ambientali crescono con Giornalisti nell’Erba

L’edizione 2016 dedicata ai cambiamenti climatici. Possono partecipare tutti purché tra i 3 e i 29 anni

Scritto da il 02 marzo 2016 alle 8:00 | 0 commenti

Piccoli reporter ambientali crescono con Giornalisti nell’Erba

10 anni di Giornalisti nell’Erba. uno dei concorsi più green sia per età dei partecipanti che per le tematiche affrontate. Per saperne di più e svelare i “segreti” di questo bellissimo e appassionante concorso abbiamo intervistato Paola Bolaffio, direttrice del premio.

Come e quando nasce Giornalisti nell’Erba? Chi ebbe l’idea?

Giornalisti nell’erba nasce dieci anni fa, quasi per gioco, quando il Catone, periodico di Monte Porzio Catone distribuito nei comuni dei Castelli Romani e diretto da Paola Bolaffio, organizzò un piccolo contest di giornalismo ambientale sui prati del Tuscolo, alle porte di Roma. Una cinquantina di bambini che avevano partecipato ad una “battuta di caccia” ai rifiuti sui colli romani, presero parte al “concorso” raccontando, con disegni, articoli, foto, quel che avevano raccolto (un vecchio televisore, una lavatrice, cartacce e bambole rotte). Qualcuno si spinse oltre e riportò notizie documentate di rifiuti ospedalieri galleggianti sul Tevere, altri ricostruirono la vicenda della piscina comunale da anni in attesa di essere completata. Nel 2006 erano 50 e alcuni dei loro disegni compaiono nel nostro logo. Nel 2008 erano già 1500, nel 2009 2500 e oggi più di 8000, in tutta Italia.

A chi è rivolto? Chi può partecipare?

GNE è rivolto ai giovani e giovanissimi e per questo parla la lingua di tutti. I partecipanti al premio hanno dai 3 ai 29 anni e possono fare i “giornalisti” in italiano, in inglese, in francese, in spagnolo e tedesco. L’argomento di questa decima edizione è il re dei temi ambientali: i cambiamenti climatici. Il termine ultimo per partecipare è il 10 marzo. Gli interessati possono intervenire da soli, in gruppo, per classi, per gruppi trasversali a varie classi ed età. Ci sono 4 fasce d’età e ciascuna ha 4 sezioni di gara: giornalismo tradizionale (articoli, foto, interviste, video, reportage, anche giornali interi e tg), graphic and data journalism (nuove tecniche di racconto giornalistico, dalle infografiche all’utilizzo ad esempio di tools per presentazioni, storytelling digitale), bufala, che è una sezione in cui si presentano notizie “costruite”, inventate, in modo che sembrino vere notizie (l’inserimento di questa sezione, oltre ad apportare al premio una nota di ironia, consente ai partecipanti di operare un processo di analisi dei meccanismi di divulgazione delle notizie, di sezionare le sue parti, di sperimentarne le tecniche e, non ultimo, avere la capacità di individuare con più facilità le vere “bufale”) e la sezione creativa, per le opere artistiche e creative e le opere di comunicazione (e non giornalismo).

Come è cambiato GNE in questi anni?

Da “semplice” premio di giornalismo ambientale per giovani e giovanissimi, GNE è diventata una “corazzata” (la definizione è de La Stampa) piena di attività. La giornata di premiazione – che quest’anno si terrà il 27 maggio nel centro storico di Frascati (il polo scientifico più grande d’Europa) – si è arricchita di decine e decine di eventi per ogni età, dai laboratori ludico didattici per i più piccoli, ai workshop per la formazione dei giornalisti, dai laboratori creativi e di sperimentazione delle nuove tecniche di giornalismo a quelli divulgativi scientifici, dalle tavole rotonde alle performance artistiche, il tutto sul tema dell’anno e con la “conduzione” dei più giovani giornalisti ambientali che vengono da ogni parte del paese. Saranno i giovani e i giovanissimi, ossia coloro che nel 2050 avranno tra i 40 e i 60 anni, a spiegare ai “colleghi” e al pubblico, con l’aiuto di esperti, ricercatori, giornalisti scientifici e ambientali, cosa significa cambiamenti climatici.

Ma GNE è diventato anche tante altre cose: è, innanzitutto, un giornale. Una testata che si occupa di ambiente a cui collaborano più di 7000 giovanissimi reporter di tutte le parti d’Italia e che ha anche qualche “corrispondente” estero. È un laboratorio di sperimentazione di nuovi giornalismi: i progetti speciali di gNeLab, come “Si fa presto a dire green”, CMQacqua, GreenHunter, gNeLab ad Expo, e tanti altri, consentono di cercare e provare nuovi tools e nuovi modi di raccontare la sostenibilità. GNE è anche una offerta per le scuole che vogliono fare educazione ambientale in modo trasversale, laboratoriale, esperienziale.  In funzione dell’introduzione dell’alternanza scuola-lavoro per gli alunni degli ultimi anni di liceo, ad esempio, stiamo per partire con un progetto che coinvolge 200 ragazzi di un liceo umbro proprio in occasione del Festival del giornalismo di Perugia.

GNE, insomma, è tante cose, ma, soprattutto, è la ricerca di un modo nuovo, efficace, di parlare di ambiente. L’ingrediente del suo successo è questo: la voglia di capire e la libertà dai condizionamenti culturali hanno fatto dei giovani GNE ottimi “traduttori” e divulgatori dell’informazione scientifica. Oggi Giornalisti nell’Erba permette anche ai lettori meno esperti di informarsi in modo semplice – ma non semplicistico – attingendo a notizie accurate su ambiente, energia, clima, sostenibilità.

Un concorso per ragazzi ma con tanta partecipazione da parte degli adulti… puoi farci qualche esempio?

L’agenzia ANSA, coinvolta da anni nel progetto come partner, descrive GNE come “chiave di lettura universale delle questioni ambientali”. Non è un caso che, ad esempio, i giovanissimi giornalisti nell’Erba scrivano sulle pagine del canale Scienza & Tecnica Ragazzi. Il progetto ha raccolto intorno a sé tanti “adulti”, non solo come partner ed esperti di tantissimi settori che si sono resi disponibili a farsi intervistare, a spiegare questioni come sostenibilità, clima, ciclo di vita dei prodotti, eco-materiali, certificazioni ambientali, acidificazione degli oceani, emissioni e anche tecniche di intervista, di montaggio video, di utilizzo dei social network… insomma tutte le domande a cui i reporter ambientali cercano risposte tecniche e contenutistiche, ma anche relatori d’eccellenza che vengono con entusiasmo alle giornate formative GNE. Gli adulti che credono in GNE sono tantissimi, dai docenti della nostra rete nazionale, convinti che il giornalismo sia una cassetta degli attrezzi efficace per introdurre l’educazione ambientale e coniugarla con materie come scienze, italiano, matematica… ai genitori, che da anni seguono e supportano i loro giovani reporter. E ancora, il  Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, la Federazione Nazionale della Stampa, la Federazione Italiana Media Ambientali, la Commissione Europea Rappresentanza in Italia, l’Agenzia Spaziale Europea, l’Agenzia Spaziale Italiana, Frascati Scienza, l’associazione dei ricercatori del polo scientifico più grande d’Europa, il Festival internazionale del Giornalismo, le università, le aziende… fino alla Presidenza della Repubblica e al Ministero dell’Ambiente, che da anni danno ufficiale riconoscimento a GNE e la giuria, composta da direttori delle grandi testate nazionali, da ricercatori, da noti esperti di questioni ambientali, da inviati speciali.

Uno o due aneddoti che ami di più raccontare…

Tre vanno bene? Il primo, in ordine di tempo, è quello che riguarda la nostra piccola redazione del campo nomadi di via di Salone a Roma. Hanno vinto una delle prime edizioni di GNE e sono arrivati orgogliosissimi alla premiazione, dopo esser stati anche a Perugia al Festival del giornalismo a intervistare Giuseppe Smorto, condirettore di Repubblica.it. Luigi Contu, il direttore dell’Ansa, ha consegnato la targa e Cosimo, uno dei piccoli Rom, gli ha raccontato che non è stato facile vincere. Il tema era “Mi scappa l’acqua”. Il gruppetto di reporter GNE ha avuto parecchio da fare non tanto per mettere a punto il “plastico” in materiali riciclati del villaggio ideale con il quale ha partecipato, quanto per convincere gli adulti a non lasciare sempre aperto il tubo dell’acqua. Cosimo nel frattempo è cresciuto, come i suoi “colleghi”. L’anno scorso ha vinto nuovamente in qualità di tutor di un gruppetto di nuove leve di 4 anni, autore di un orto autentico e coloratissimo realizzato al campo che ha prodotto i colori naturali con i quali è nata la loro opera.

Il secondo. Tra i più grandi partecipanti, c’erano anche due giovani detenuti. Hanno raccontato ciò che ricordano del mare e della campagna dove sono cresciuti. Nell’ultima pagina di uno degli elaborati, c’era scritto grossomodo questo: grazie di avermi dato un modo per andare “oltre” le sbarre (oltre era il tema dello scorso anno) e di avermi permesso di sentirmi insieme a tanti coetanei del fuori. L’autore è un “fine pena mai”. L’altro ragazzo, a corredo dell’articolo, al posto delle foto che non poteva né fare né scaricare (internet in carcere è proibito), aveva inserito i disegni fatti dal suo bambino. Grazie: per la prima volta ho potuto fare qualcosa insieme a mio figlio.

L’ultimo riguarda una nostra giovane inviata a Expo, per il progetto gNeLab. Sara doveva seguire la conferenza di Vandana Shiva, presidiatissima e impossibile da raggiungere. Sola, armata di un Ipad, un microfono e un cavalletto, era seduta sconsolata tra la folla. A un certo punto vide Shiva alzarsi dal tavolo dei relatori e uscire da una porta laterale. Schizzata in piedi, pensò: se nessuno la segue, è perché evidentemente sta andando alla toilette. Piazzato appena in tempo il cavalletto quando il Nobel per la pace uscì, lei era pronta. L’intervista proprio lì, davanti al simboletto femminile dei bagni di Expo. E fu l’unica a riuscirci. Sono soddisfazioni!

Se si volesse contribuire come si può fare?

Si può donare un contributo tramite la piattaforma WithYouWeDo di Telecom Italia, un piattaforma di crowdfunding che consente a progetti preselezionati da Telecom di ottenere gli aiuti di tutti, oltre al suo (ma solo se si raggiunge il goal). Nella sezione tutela dell’ambiente, uno dei 4 progetti è il nostro. I contributi arrivano a Il Refuso che è la nostra associazione di promozione sociale che realizza Giornalisti Nell’Erba e verranno usati per finanziare l’edizione del decennale del Premio e la Giornata Nazionale, ossia la premiazione ma anche i circa 50 eventi gratuiti per parlare di cambiamenti climatici insieme alla più giovane e grande redazione ambiente del mondo. I nostri supporter (da chi dona pochi spiccioli a chi versa contributi più consistenti) saranno ringraziati pubblicamente e avranno riconoscimenti vari nonché la possibilità di organizzare appuntamenti insieme a noi nella giornata nazionale, così come indicato nella pagina del progetto sulla piattaforma. Si può contribuire anche direttamente sul nostro sito istituzionale. E infine, anche attraverso il 5 x1000.


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L'autore

Letizia Palmisano

Giornalista dal 2009, esperta di tematiche ambientali e “green” e social media manager. Collabora con alcune delle principali testate eco e scrive sul suo blog letiziapalmisano.it. È consulente sulla comunicazione 2.0 di aziende ed eventi green e docente di social media marketing. In 3 aggettivi: ecologista, netizen e locavora (quando si può).


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