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Perdita di biodiversità: iniziata a Cancun la COP 13

A Cancun è iniziata la COP 13, l' obiettivo è fornire linee di azioni per frenare la perdita di biodiversità

Scritto da il 06 dicembre 2016 alle 9:00 | 0 commenti

Perdita di biodiversità: iniziata a Cancun la COP 13

Altro problema ugualmente grave e strettamente legato ai cambiamenti climatici, è quello relativo alla situazione critica in cui versano i nostri ecosistemi.

È proprio questo l’argomento di discussione di Cancun (Messico), dove il 2 dicembre è iniziata la tredicesima Conferenza delle Parti sulla Diversità Biologica che vede impegnati 196 Paesi del mondo, scienziati ed ONG.
L’obiettivo di questa “COP 13”, che terminerà il 17 dicembre, è quello di fornire delle linee di azioni chiare a attuabili ai governi di tutto il mondo in modo da mettere un serio freno alla perdita di biodiversità. I Paesi sono chiamati al difficile compito di intensificare i loro sforzi per proteggere i servizi ecosistemici dal quale dipende il benessere dell’intera umanità ma, purtroppo, non si arriva a questa Conferenza con delle buone notizie.

Nel luglio del 2014, durante la decima COP che si era tenuta ad Aichi in Giappone, fu stipulato il “Piano strategico per la biodiversità 2011-2020: vivere in armonia con la natura” meglio conosciuto come i “Target di Aichi”, ma i report prodotti dalla comunità scientifica per questa COP 13 evidenziano grosse lacune: circa i due terzi degli obiettivi stabiliti all’interno dei Target di Aichi non sono raggiungibili al 2020 e ciò, ovviamente, si traduce in nuove esternalità ambientali che impatteranno negativamente sulla salute umana.
Report che sanno purtroppo di conferma, in linea con tutti quelli prodotti negli ultimi anni sull’argomento. Infatti, nello scorso luglio è stata la rivista Science a fare il punto della situazione attraverso lo studio “Has land use pushed terrestrial biodiversity beyond the planetary boundary? A global assessment” in cui si leggeva che nel 58,1% della superficie terrestre (dove vive il 71,4% della popolazione) la perdita di biodiversità è tale da compromettere la capacità degli ecosistemi di sostenere le società umane.
Prima ancora era stato nel 2013 il programma internazionale TEEB (The Economics of Ecosystems and Biodiversity) con “Natural Capital at Risk: The Top 100 Externalities of Business” a far scattare l’allarme: le 100 principali esternalità negative globali generate dallo stress degli ecosistemi comportano un costo per la collettività pari a 4700 miliardi di dollari l’anno.
Numeri che diventano ancora più preoccupanti se approfonditi, qualche esempio:

  • negli ultimi tre secoli le aree forestali globali si sono ridotte del 40% circa (dati FAO)
  • dal 1990 sono scomparse il 50% delle zone umide globali (dati FAO)
  • negli ultimi decenni è scomparso il 35% delle mangrovie totali (le foreste di mangrovie sono tra le più efficienti per lo stoccaggio della CO2) e in alcuni Paesi si arriva persino all’80% (dati Millennium Ecosystem Assesment)
  • il tasso di estinzione delle specie provocato dall’uomo è di 1000 volte superiore al tasso naturale (dati Millennium Ecosystem Assesment)
  • il 93% delle barriera corallina (ecosistema con il maggiore tasso di biodiversità) australiana è a forte rischio (dati James Cook University)

Mentre ci interroghiamo sui vincoli di capacità di resilienza del nostro pianeta, è importante tenere alta l’attenzione su ciò che si deciderà nella COP 13 di Cancun ed in altre importanti Conferenze di questo tipo. Ad una perdita di biodiversità è sempre associata una perdita di benessere e questo sembra essere chiaro anche alla comunità internazionale che per la COP 13 ha scelto proprio lo slogan “integrando la biodiversità per il benessere”. La speranza è che ora questo slogan si traduca in decisioni politiche.


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L'autore

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.


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