Riciclo
L’olio lubrificante esausto serve ancora dopo l’uso
Con il riciclo ogni cambio d’olio dell’auto diventa nuovo lubrificante e si inquinano 5mila metri quadri in meno
Photo: Tonylanciabeta
Rigenerazione, combustione o termodistruzione rappresentano delle corrette pratiche di smaltimento dell’olio esausto che fanno risparmiare sull’importazione di petrolio, e contribuiscono ad allontanare da terreni e acque il liquido oleoso altamente inquinante.
Il consorzio che trasforma l’olio esausto
In Italia è il Consorzio obbligatorio degli oli usati (Coou) a occuparsi della raccolta e del corretto smaltimento dell’olio lubrificante esausto. 4 miliardi e 600 milioni sono i chilogrammi recuperati in 28 anni di attività, una quantità che avrebbe potuto inquinare il doppio della superficie del Mar Mediterraneo. Annualmente nel Belpaese si consumano circa 400 mila tonnellate di olio lubrificante usato di cui si riesce a raccogliere quasi il 100% di quello che arriva a fine ciclo (la maggior parte della quantità immessa sul mercato scompare durante l’utilizzo, ne rimane circa un 45%. Lo scorso anno il Coou è riuscito a raccogliere quasi il 44% sulla percentuale del prodotto residuale).
Il trattamento
Qual è il dietro le quinte di un cambio olio se il meccanico, rispettando la normativa vigente, consegna l’olio al Consorzio? L’articolo 236 e smi stabilisce che tutto l’olio lubrificante raccolto deve essere analizzato e avviato al tipo di smaltimento più adatto. In base alla presenza dei diversi inquinanti sarà destinato al processo di rigenerazione, combustione o termodistruzione.
La rigenerazione dell’olio lubrificante usato consente di trasformalo in basi lubrificanti con caratteristiche similari a quelle degli oli derivanti dalla lavorazione del greggio. Il rendimento è elevato, infatti, da 100 kg di olio usato si possono ricavare all’incirca 65 kg di olio base rigenerato, e 25 kg circa di gasolio e bitume.
La combustione rappresenta la seconda chance per quegli oli non adatti a essere rigenerati. Vengono inviati presso impianti autorizzati che li utilizzano come combustibile (il potere calorifico è di 9.500 kcal/kg). Ad esempio i cementifici dove le lavorazioni raggiungono temperature molto elevate che “annientano” la parte inquinante degli oli esausti. Ovviamente il problema delle emissioni dannose in atmosfera rimane, anche se arginato dai “filtri” che cercano di limitare i danni. La combustione dell’olio esausto permette, tuttavia, di non utilizzare risorse combustibili fossili tradizionali.
Se l’olio esausto raccolto è talmente inquinato da rendere impraticabile la strada dei primi due processi, viene avviato alla termodistruzione. Tra gli oli non recuperabili (circa uno 0,2%) ci sono quelli contenenti policlorobifenili e cloro in massicce concentrazioni.
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L'autore
Anna Simone
Anna Simone è una Sociologa Ambientale e si occupa di tematiche ambientali dal punto di vista sociale e culturale, contestualizzando quello che succede al posto in cui è successo per comprenderlo, analizzarlo e spiegarlo. È autrice del blog Ecospiragli.
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