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Cina: è airpocalypse

In Cina la qualità dell'aria continua ad essere talmente pessima che serve un nuovo termine per descriverla: airpocalypse.

Scritto da il 03 gennaio 2017 alle 9:00 | 0 commenti

Cina: è airpocalypse

Se il buongiorno si vede dal mattino, non deve essere un buon inizio anno per i milioni di cinesi costretti a vivere tra cumuli di smog. Il primo giorno del 2017 a Pechino si è registrato un livello di inquinamento da polveri sottili (PM 2,5 – le più dannose per la salute umana) nell’aria pari a 24 volte in più rispetto ai limiti stabili dall’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. È una vera e propria “apocalisse dell’aria”, come indica il termine “airpocalypse” coniato per descrivere la difficile situazione in cui sono costretti a vivere milioni di cinesi, in particolare quelli residenti nel nord del Paese. Sono, infatti, secondo Greenpeace East Asia, circa 460 milioni le persone colpite dall’ondata di inquinamento che ha fatto scattare l’allerta “rossa” (la più alta nella scala cinese), di cui 200 milioni esposte a livelli di inquinamento “pericolosi” e 260 milioni esposte a livelli “pesanti”. Un inquinamento da PM 2,5 è definito pesante se è 6 volte oltre la soglia di guardia indicata dell’OMS ed è definito pericoloso se la supera di 10 volte.

Oltre al rischio per la salute, la concentrazione di smog presente nel Paese ha implicazioni di carattere sociale, ambientale ed economico. Ad esempio a Pechino, sono stati fermati tutti i bus interurbani e più di 100 voli sono stati cancellati, nella città vicina di Tianjin sono addirittura 300 i voli cancellati a cui va aggiunto il blocco del traffico per motivi di scarsa visibilità. Problemi anche per l’istruzione, scuole chiuse e milioni di bambini a casa, ancora una volta. In quasi tutte le più grandi città della Cina, decenni di sviluppo economico (se ancora così vogliamo chiamarlo) hanno reso l’area irrespirabile, persino il Sole rimane un semplice ricordo per diversi giorni dell’anno.
La principale fonte di inquinamento rimane il carbone che alimenta le centrali elettriche e le acciaierie nel nord del Paese, spesso di proprietà del governo. Per mantenere la crescita al ritmo del 6,5-7 %, anche nel 2016 la Cina ha immesso nel suo sistema economico nuovi capitali. Soldi che evidentemente hanno prodotto un effetto indesiderato, contrario a quanto dichiarato dal governo cinese che mira ad una leadership futura nelle politiche climatiche/energetiche.

Ma va ricordato che non è la sola Cina a dover affrontare il problema smog. Il tema delle polveri sottili è preoccupante anche in Europa dove urge prendere dei seri provvedimenti. Secondo l’Agenzia per l’Ambiente, che ha effettuato una recente indagine sulla qualità dell’aria europea, lo smog provoca 467 mila morti premature l’anno. Il Paese che purtroppo vanta il triste primato di morti premature è l’Italia, dove l’82% della popolazione vive in luoghi che superano l’obiettivo di qualità di lungo termine: per il PM 2,5 è 10 microgrammi per metro cubo d’aria.

Ma nonostante i 467 mila morti del 2016, il Sole è ancora alto nel cielo, non sono state chiuse scuole, cancellati voli, abolito il traffico cittadino per condizioni di scarsa visibilità: in Cina è davvero l’apocalisse.


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L'autore

Ivan Manzo

Laureato in Economia dell'Ambiente e dello Sviluppo e giornalista per Giornalisti nell’Erba. Houston, we have a problem: #climatechange! La sfida è massimizzare il benessere collettivo attraverso la via della sostenibilità in modo da garantire pari benefici tra generazioni presenti e future. Credo che la buona informazione sia la chiave in grado di aprire la porta del cambiamento. Passioni: molte, forse troppe.


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