Amianto, quando la minaccia si nasconde in casa

Chi chiamare se sospettiamo di avere manufatti o coperture in cemento-amianto a casa nostra

Scritto da il 20 giugno 2011 alle 9:17 | 1 commento

Amianto, quando la minaccia si nasconde in casa

Photo: HerrWick


Sono in pochi a saperlo, ma l’amianto potrebbe nascondersi all’interno delle “tranquille” pareti domestiche. Proviamo a fare un po’ di chiarezza sui pericoli e le misure necessarie per adottare problemi, con un occhio ai costi.

Cos’è l’amianto, dove è stato impiegato, come riconoscerlo e a chi rivolgersi se si sospetta di vivere in strutture contaminate? A 19 anni dal divieto di estrazione, utilizzazione e importazione di amianto o di prodotti che lo contengono, rimane alta in tutte le regioni la presenza del materiale cancerogeno e il numero di persone che si ammalano e muoiono per esposizione, spesso inconsapevole, alla fibra killer.

Cos’è l’amianto

L’asbesto o amianto rappresenta un gruppo di minerali naturali con struttura fibrosa, separabile in fibre molto sottili e resistenti. Si lega facilmente con materiali da costruzione come calce, cemento, gesso, gomma. Ignifugo, fonoassorbente, ha proprietà isolanti, un’alta resistenza meccanica e un basso costo. Una sola fibra di amianto è sottilissima, 1300 volte più sottile di un capello umano.  In un solo centimetro si possono affiancare  335 mila fibre di amianto, quindi un qualsiasi manufatto in asbesto ne contiene miliardi. La Legge n. 257 del 27 marzo del 1992 ha vietato l’utilizzo di tale materiale dopo che si è scoperto essere altamente cancerogeno. Tuttavia il divieto non ha risolto il problema, perché i vecchi manufatti in cemento-amianto, spesso in cattivo stato, continuano a sussistere ovunque.

Che danni provoca

L’amianto compatto non costituisce pericolo, mentre quello usurato, tanto da essere friabile e liberare nell’aria delle micro particelle facilmente inalabili, è cancerogeno. Non esiste un limite di concentrazione delle fibre al di sotto del quale l’amianto possa considerarsi innocuo. A basse concentrazioni il rischio è minore, ma non è mai zero. La malattia, inoltre, può manifestarsi anche quarant’anni dopo l’esposizione, mentre il picco delle morti “silenziose” si prevede per il 2020/2025.

Abbiamo chiesto a Gabriele Margiotta, anatomo patologo, di spiegare cosa succede quando l’organismo entrata a contatto con le fibre di asbesto e lui afferma che: «Le possibili patologie, inoperabili, che può determinare sono l’asbestosi, una malattia restrittiva del polmone, e mesotelioma, cioè un tumore della pleura, membrana che riveste il polmone.  I principali minerali di asbesto si possono dividere in due gruppi: l’anfibolo e il crisotilo, uno ha una forma “a molla” ed è quello meno pericoloso perché con gli atti respiratori si comprime. L’altro tipo è appuntito, ed è quello più pericoloso perché con gli atti respiratori “punge” il parenchima. I macrofagi, le cellule “spazzino” del nostro sistema immunitario, cercano di inglobarlo ma non ci riescono perché è troppo lungo: molto spesso un macrofago lo ingloba da una estremità, un altro macrofago lo ingloba da un’altra estremità, però non riescono a digerirlo». Prosegue sottolineando che, purtroppo, «Il periodo di latenza della malattia è molto lungo (decine di anni), e l’asbesto una volta inalato rimane lì per sempre. I sintomi sono respiratori: dispnea, cioè difficoltà a respirare, dolore toracico. Non sono quasi mai operabili quindi ci limitiamo a trattamenti palliativi ossia chemioterapia la quale comporta molte conseguenze come pancitopenia (diminuzione di tutte le cellule del sangue), alopecia, astenia. Si vive poco e male».

Dove è stato utilizzato

Ha avuto ampio utilizzo nell’edilizia perché l’amianto unito al cemento formava un composto, detto comunemente Eternit, molto resistente e adatto a vari usi. Nell’edilizia lo possiamo trovare per coperture come lastre o pannelli, per tubazioni, canne fumarie, serbatoi per l’acqua, negli intonaci, nei pannelli per i contro-soffitti e come sottofondo di alcuni pavimenti. In campo strettamente domestico è stato usato negli elementi frangifiamma, nei cartoni di protezione degli impianti di riscaldamento, nei teli da stiro, nei guanti da forno, negli sportelli delle caldaie, per le cucce dei cani. Nei mezzi di trasporto è stato maggiormente impiegato nelle guarnizioni, nei freni, nelle frizioni, nelle coibentazioni di treni, bus e navi. Può essere di colore grigio, tipiche le coperture di molti capannoni industriali o agricoli, oppure lo possiamo trovare verniciato di rosso, di verde o di bianco soprattutto nelle lastre utilizzate come tettoie.

Cosa bisogna fare in presenza di amianto

«Se si tratta di materiale friabile deve essere bonificato,  se si tratta di materiale compatto (cemento-amianto, vinil-amianto) è necessario verificarne lo stato di conservazione, e se degradato o fatiscente deve essere bonificato rivolgendosi a una ditta specializzata» sottolinea l’Arpa Veneto. Concretamente si contatta la Asl oppure l’Arpa della propria provincia di appartenenza. Sul loro sito internet istituzionale, ad esempio, si trovano tutte le informazioni riguardanti la rimozione dell’eternit se lo avete in casa, e viene specificato se ci sono degli incentivi per sostenere i costi di smaltimento del materiale.

Sia per la bonifica che per la messa in sicurezza, bisogna rivolgersi a delle ditte specializzate che devono essere iscritte all’Albo nazionale dei gestori ambientali. Come spiega Cosimo Zotti, consulente ambientale, le ditte «Presentano un piano di lavoro da sottoporre all’approvazione dell’Asl competente per territorio. Il piano, molto più dettagliato e specifico di un normale piano operativo di sicurezza, deve prevedere, tra le altre cose, le misure adottate per impedire la diffusione di fibre aerodisperse, normalmente rappresentate dall’isolamento dell’area di intervento e dalla creazione di differenze di pressione che impediscano la fuoruscita dall’ambiente di lavoro di microfibre. Durante la lavorazione devono essere usate tute in tyvek e maschere a filtro con determinate categorie di protezione. Gli operatori che eseguono bonifiche da amianto devono possedere specifiche conoscenze, verificate tramite esami a fine di corsi lunghi e qualificati. Per questo motivo la bonifica da amianto è costosa e, spesso, eseguita senza autorizzazioni e affidata a lavoratori extracomunitari in nero, che non hanno conoscenza e consapevolezza dei rischi ai quali si espongono». Nella Regione Veneto, ad esempio, tali corsi sono gestiti a livello regionale  e gli elenchi delle ditte che hanno superato i corsi si possono richiedere alle stesse Asl. Indicativamente questa un’offerta di smaltimento Eternit con le condizioni tecniche di espletamento.

L’inchiesta prosegue domani con indicazioni pratiche per scongiurare i pericoli


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L'autore

Anna Simone

Anna Simone è una Sociologa Ambientale e si occupa di tematiche ambientali dal punto di vista sociale e culturale, contestualizzando quello che succede al posto in cui è successo per comprenderlo, analizzarlo e spiegarlo. È autrice del blog Ecospiragli.


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